San Antonio Spurs

Dilemma Leonard-Spurs, Popovich: "Non chiamatela soap opera"

Francesca Bellizzi
24.01.2018 16:57
Le cose più sorprendenti accadono nei luoghi più impensabili: e di certo, che San Antonio diventasse il teatro perfetto di un dramma a cielo aperto, nessuno avrebbe potuto immaginarlo. Almeno non in presenza di un copione che preveda una trama dalle logiche insondabili e misteriose e un protagonista di nome Kawhi Leonard, uno che della discrezione ha sempre fatto un monito e una missione. Dove si nasconda la verità, nessuno lo sa. E dove la certezza manca, la fantasia impazza. Le penne sportive di mezza America, però, non sembrano avere dubbi: a fare “crack” non sarebbe soltanto il quadricipite di Leonard, ma anche il suo rapporto con la società. Negli ultimi tempi, il giocatore sarebbe apparso “distante” e “tutt’altro che in sintonia” con i vertici della franchigia, dopo mesi di discussioni e divergenze in merito al suo percorso di riabilitazione. Ipotesi fondate o voci di corridoio? Trama da soap opera o semplici discussioni ingigantite? Ai microfoni di un giornalista locale, coach Popovich si è espresso senza mezzi termini. Inutile continuare a ricamarci su, la questione sarebbe molto più semplice di quanto i media vorrebbero far credere:
“Non so neppure perché continuiate a parlare di “soap opera”. Ho letto alcuni articoli in questi giorni. E posso provare a capire tutto ma… soap opera? Immagino che il ricorso ad un’espressione del genere possa essere giustificato se ne avessimo parlato tutti i giorni. Ma davvero non capisco. Non c’è niente da dire, al di là di quanto non sia già stato dichiarato. Il percorso riabilitativo sta richiedendo tempi più lunghi di quanto avessimo preventivato. Speravamo che il tutto procedesse a ritmi più sostenuti. Nel caso in cui la cosa non dovesse risolversi entro breve, non faremo niente che non sia già stato sperimentato in passato. Un anno abbiamo escluso Timmy Duncan dai playoff a causa di un ginocchio, anche se in realtà avrebbe potuto tranquillamente entrare in campo. Le misure adottate nel caso di Leonard, come vedete, non sono diverse da quelle sperimentate con altri giocatori. Ma alcune persone insinuano il contrario. E per carità, va bene così. Sappiate, però, che la cosa non riguarda la mia squadra, né tanto meno me o altre persone interne alla società”
Insomma, addio agli spauracchi di un rapporto irreparabilmente compromesso, in una giornata di notizie più che buone per i tifosi Spurs. Certo, l’assenza di Leonard continua a farsi sentire (e non poco), ma almeno la minaccia di una possibile rottura sembrerebbe essere lontana. Di fatto, però, i misteri che permangono non sono pochi. Primo fra tutti, quello che ha a che fare con la portata effettiva dell’infortunio di Leonard, indotto a chiedere un secondo parere medico per capire cosa non stesse funzionando, dopo sole nove partite disputate in stagione:
“Abbiamo consultato alcuni tra i migliori esperti al mondo della sua patologia. La cosa ha funzionato splendidamente nel caso di Tony Parker, ma con Kawhi qualcosa è andato storto
Ha dichiarato pochi giorni fa il general manager R.C Buford alla testata ESPN. Certo, il fatto che Leonard abbia richiesto il parere di altri medici non significa nulla. D’altronde, non è la prima volta che in casa Spurs vengano accordati permessi del genere. E le parole di coach Popovich sembrerebbero confermarlo:
“Sono tantissimi i giocatori che richiedono ulteriori confronti con i medici. Avere una seconda opinione è sempre un’ottima cosa. Ma non è assolutamente indice del fatto che tra le proprie mura non si stia facendo il massimo per fare in modo che Il giocatore ritorni in campo in forma smagliante. Nessuno desidera rientrare più di Kawhi Leonard. Lui è il primo a volerlo, io sono il secondo. Anche I suoi compagni vogliono riaverlo con loro. Tutti vogliono che ritorni. Kawhi è un competitore nato. Non era Kawhi Leonard quando ha messo piede qui dentro per la prima volta, non era il giocatore che conosciamo oggi. Questo dimostra quanto grande sia stato il lavoro per arrivare fin qui. Di certo, è il primo a soffrire per tutte le partite che non ha potuto disputare. di conseguenza, la situazione non può che essere frustrante per tutti. Ed è raccapricciante che qualcuno se ne esca con delle fantasie su di lui oppure sui suoi compagni”.
Coach Popovich e Buford non sono stati, in ogni caso, i soli a parlare. Anche Dennis Robertson, zio di Kawhi, non ha avuto esitazioni nel rispondere al giornalista Jabari Young della testata San Antonio Express News:
“Non c’è niente di vero in tutta questa storia. Il rapporto tra Kawhi e gli Spurs è rimasto inalterato, tutti stanno collaborando per carcare di fare le cose più giuste per la squadra e per Kawhi”.
Proprio come in una soap opera, ha scritto qualcuno. Forse è così. O forse no. Una cosa, però, è certa: l’attesa comincia a pesare. E il copione che si sta scrivendo in queste ore non piace a nessuno. Ma non c’è alternativa. E d’altra parte, a chi sa attendere, il tempo spalanca ogni porta.

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