Oklahoma City Thunder

Il pessimismo leopardiano degli Oklahoma City Thunder

12.12.2017 20:34
In NBA c'è una squadra che non riesce a far avanzare la sua carrozza nel selvaggio Ovest, e come la maggior parte dei cercatori d'oro parte piena di belle speranze e vede i suoi sogni infrangersi appena il filone aureo si esaurisce o il mezzo si impantana nelle sabbie mobili. Scegliete la metafora che volete, ma entrambe sembrano descrivere perfettamente la situazione degli Oklahoma City Thunder in questo momento: la sconfitta della scorsa notte contro i Charlotte Hornets brucia per molteplici motivi e per molti altri è inspiegabile, oltre al fatto che rigetta nel panico una franchigia che si trova bloccata nella mediocrità della medio-bassa classifica con un record di 12-14 e uno spogliatoio nervoso. La dinamica della partita è misteriosa: i Thunder sembrano in controllo della gara nella prima parte di gioco, ma nel secondo tempo vengono clamorosamente rimontati subendo un parziale devastante (22-2) dopo una bella schiacciata di Russell Westbrook e riescono a subire 40 punti nel solo 3° quarto. La conclusione della serata è amara, ma quello che preoccupa è che non è la prima volta che succede. Paul George ha provato a buttare acqua sul fuoco, ma ha anche ammesso che ci sono problemi:
"Per il talento che abbiamo, non dovremmo occupare questa posizione in classifica, ma dobbiamo rimanere ottimisti sul futuro e su ciò che possiamo fare [...] non è il momento del panico ma dobbiamo iniziare a giocare meglio".
Quello che stupisce di questo roster è la mancanza di continuità in rapporto al talento posseduto dai singoli, ma non solo: i Thunder hanno 3 stelle che non sono solo forti e carismatiche ma hanno anche esperienza, avendo già giocato in diversi palcoscenici e avendo disputato molte partite dei playoffs. Quindi da cosa può essere dato questo accendersi e spegnersi a intermittenza? Probabilmente dalla poca alchimia e dalla poca conoscenza reciproca: l'inserimento di due giocatori come Carmelo Anthony e Paul George non è sicuramente facile, e si può confrontare questa situazione con l'arrivo di Dwyane Wade ai Cleveland Cavaliers, che hanno sofferto inizialmente la sua presenza in campo relegandolo successivamente come sesto uomo (e in accordo col giocatore). Inoltre è giusto sottolineare come tutti e 3 i giocatori principali di OKC tendono a voler accentrare il gioco nelle loro mani, con conseguente rallentamento delle azioni e una mancanza di "flow" che ferma le azioni offensive nelle mani dei violini principali. Così facendo però si diventa schiavi dello stato di forma dei propri interpreti. Ma in tutto questo mare di pessimismo leopardiano c'è pure chi riesce a vedere il lato positivo, e non è proprio uno qualunque: l'head coach Billy Donovan, sempre dopo la sconfitta contro gli Hornets, ha parlato così:
"Per quanto possa essere assurdo sentirmi pronunciare adesso queste parole, ci tengo a sottolineare che io sono entusiasta del modo in cui abbiamo attaccato ed eseguito questa sera [...] le intenzioni e le mie indicazioni sono state rispettate".
Nessuno meglio di lui può conoscere la situazione nella propria casa, ma resta il dubbio che queste dichiarazioni siano state fatte soltanto per difendere la squadra pubblicamente, senza esporre a ulteriori critiche un ambiente già fragile. Donovan però può essere davvero felice per due motivi: il primo è che siamo appena a dicembre ed i playoffs sono soltanto ad una posizione di distanza, dunque c'è tutto il tempo per rimettersi in carreggiata. Il secondo è che questo roster ha comunque moltissime potenzialità e che se la quadratura del cerchio verrà trovata in tempi accettabili si potrà togliere molte soddisfazioni.

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