Timeout

TIMEOUT | Kyrie Irving: la vita e il basket ti mettono a dura prova

Alberto Pacini
06.02.2018 17:55

Cleveland, 17 Ottobre 2017.

La Quickens Loans Arena è una bolgia inferocita per la prima partita della regular season 2017/18 che vede LeBron James e Kyrie Irving per la prima volta contro, dopo la discussa trade estiva che ha accontentato la volontà di Uncle Drew di andare a "vincere da solo" direzione Boston Celtics. Le premesse affinché sia una partita di fuoco ci sono tutte, con Kyrie Irving che risponde al Re colpo su colpo, senza paura, come a far intendere di non sentirsi più inferiore. Terribile infortunio di Gordon Hayward a parte, il match è spettacolare e molto combattuto.

Si arriva così a 46 secondi dalla fine, +1 e possesso Cleveland. James si porta all'interno del pitturato, arriva l'aiuto di Al Horford per evitare un facile sottomano a canestro, ma lo stesso Horford però è costretto a lasciare libero Love nell'angolo. La visione di gioco di LeBron è qualcosa di inimmaginabile per chiunque e il numero 23 coglie la frazione di secondo perfetta e punisce Boston con un assist che il numero 0 non può sprecare. 102-98. Brad Stevens chiama il TIMEOUT!

Irving si dirige verso la panchina biancoverde, ma non appena si siede, si ha subito la percezione che quello non sia un timeout come tutti gli altri. Sguardo perso nel vuoto, immobile, con l'asciugamano in testa, quasi a non voler sentire le esultanze di quei tifosi che fino a qualche mese prima gioivano ai suoi canestri.

Il destino con Kyrie non è stato certamente benevolo: tornare subito nella "sua" Cleveland da avversario fa male, ma Kyrie ha le spalle larghe, è un ragazzo che ha vissuto un'infanzia drammatica, dove ha visto scivolare via dalle sue mani la madre a soli 4 anni, stroncata da una grave malattia.

La vita poi lo ha nuovamente messo alla prova quando, nel settembre del 2001 gli ha fatto vivere in primissima persona una della più grandi stragi della storia recente. Il padre, Drederick Irving, lavorava al piano 105 di una delle due torri del World Trade Center abbattute dai terroristi, ma si era licenziato qualche giorno prima dell'accaduto per problemi con la sistemazione in ufficio. Ogni mattina però, passava ancora tra Twin Towers per andare al suo nuovo lavoro. Il caso volle che al momento della collisione degli aerei sulle torri, Drederick si trovasse proprio nei paraggi dei due grattacieli. Riuscì miracolosamente a mettersi in salvo, ma quel giorno segnò inevitabilmente, ancora una volta, l'infanzia del piccolo Kyrie.

Il padre è da sempre stato, e tutt'ora è, la più grande fonte di ispirazione per l'attuale playmaker dei Celtics. Fin dalla tenera età lo ha seguito giornalmente in ogni suo movimento, in campo e fuori, e ogni mattina, insieme alla colazione nel piatto, Drederick attaccava al frigorifero un foglio con su scritto ciò che il ragazzino doveva migliorare dagli allenamenti del giorno prima.

Dall'età di 12 anni in poi, come segno di estrema gratitudine per averlo cresciuto da solo e per essere stato la sua colonna portante, Irving consegna al padre ogni singolo trofeo o riconoscimento personale ottenuto durante la sua carriera. Tra questi neanche a dirlo c'è l'anello NBA ottenuto nella storica rimonta ai danni dei Golden State Warriors nel 2016.

"Io do tutto a mio padre. Così, ogni mio traguardo, ogni mio premio, ogni trofeo che ho ricevuto da quando avevo 12/13 anni è in una sua stanza, che custodisce gelosamente".

Drederick ha però ancora un sogno nel cassetto, ciò che avrebbe voluto anche la madre Elizabeth, ovvero vedere il proprio figlio laurearsi alla Duke University, quella che era stata la casa di Kyrie per un solo anno prima di approdare in NBA.

Il numero 11 dei Boston Celtics ha promesso che non appena la sua carriera sul parquet sarà terminata, inizierà un nuovo capitolo della sua vita, all'interno del quale, appunto, si impegnerà anche a finire gli studi. Per adesso Uncle Drew rende orgoglioso suo papà e soprattutto sua mamma che lo sta guardando da lassù, con la palla tra le mani, e noi speriamo vivamente che continui a farlo per molti anni, ritardando appunto quella tanto agognata laurea. Nulla di personale Dred, ma il ragazzo deve ancora farci divertire.

Adesso però è suonata la sirena. Stevens ha finito di caricare i suoi e i due quintetti sono pronti a darsi battaglia negli ultimi attesissimi secondi di partita. Irving non ha mosso un muscolo durante tutto il minuto di pausa. Sul suono della sirena alza la testa ed il suo sguardo si incrocia con quello di James. Non una parola, non una smorfia. Via l'asciugamano dalla testa e si ricomincia.

Boston proverà a riprenderla quella partita, ma Cleveland farà buona difesa e l'incontro finirà 102-99 per i padroni di casa. Kyrie ha perso, ma LeBron James gli rende omaggio a fine partita con un abbraccio che vale più di mille parole. Tutto il pubblico, anziché dargli contro, si stringe attorno al suo ex beniamino come a dirgli che la stagione si giudica alla fine, e non dopo una partita, esattamente come si fa nella vita. Ma, infondo, c'era bisogno di dirglielo?

Commenti

ESCLUSIVO: Intervista a Valerio Bianchini, da Steph Curry a Marco Belinelli!
La rabbia di Kristaps Porzingis: "Non siamo capaci di vincere"