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Cleveland avrebbe dovuto trattenere Irving a tutti i costi?

Guido Boldoni
03.01.2018 18:51
Lo sport è un mix di occasioni colte e occasioni perse e la NBA in particolar modo è piena di “Sliding Doors”: le trattative delle stelle sono veri e propri episodi epici che tutti i grandi appassionati ricordano negli anni. Il caso Kyrie Irving, i cui enigmi non sono stati ancora del tutto svelati, è stato un fulmine a ciel sereno che non ha sconvolto solo i Cleveland Cavaliers, ma tutto il mondo della palla a spicchi e potrebbe irreversibilmente compromettere la corsa verso altri titoli di LeBron James, oggi in una posizione sicuramente difficile, visto anche l'incombere della free agency. La domanda che però inizia a serpeggiare è di quelle che potrebbe non essere “politically correct”: i Cleveland Cavaliers avrebbero dovuto trattenere Irving? In effetti perdere un giocare del calibro dell’ex Duke è stato un colpo durissimo e se quello che traspare dalle poche dichiarazioni fatte in estate è tutta la verità, il playmaker voleva un ruolo di primo piano in una squadra in cui non fosse più il secondo violino dopo gli anni a far da braccio destro al Re. Nonostante dal giorno della chiusura della trade, tutti, ma proprio tutti gli addetti ai lavori si sono spesi nel valutare quale delle due franchigie avesse fatto l’affare migliore, oggi è prematuro dare una valutazione che abbia un senso logico e sportivo. Per anni il mondo ha considerato James e Irving come Batman e Robin, per anni l’eroe con tre anelli al dito è stato l’uomo copertina dei successi delle sue due franchigie (i Miami Heat ed i Cleveland Cavaliers), mentre Kyrie nonostante abbia salvato il Re in più di un occasione, solo la seconda stella della squadra. Ecco perchè Uncle Drew vuole dimostrare alla lega di essere in grado di vincere l’MVP (e forse più di tutto di essere in grado di vincere da "solo") in una squadra che fosse a sua immagine e somiglianza e sapeva benissimo che difficilmente i suoi sogni si sarebbero potuti avverare in quintetto con LeBron James. Sarà stata la storia di Westbrook e Durant a motivare la stella classe ’92? Certo l’ambizione di un ragazzo di quasi 26 anni ha giocato un ruolo decisivo nella sua scelta di vestire la canotta dei Boston Celtics, ma tutta la società è forse responsabile di questa frattura. Giunge voce infatti che lo stesso coach Tyronn Lue fosse estremamente contrario alla partenza di Irving e voleva trattenerlo con la promessa di risolvere questi problemi di “dualismo”, magari dando maggiore luce al playmaker. Altri rumors invece raccontano di uno scontro tra l'allenatore ed Irving durante un allenamento, che ha cominciato a far storcere il naso ai "protagonisti". Dave McMenamin di ESPN da sempre vicino ai Cleveland Cavaliers ha detto la sua su quel fine settimana che ha sconvolto la NBA:
“I Cavaliers non avevano idea di cosa stesse succedendo tanto è vero che la società stava pensando ad annunciare il nuovo GM, quella era la loro priorità. Il coach voleva trattenere Irving come i Los Angeles Lakers avevano fatto con Kobe Bryant”.
Il nuovo GM Koby Altman, come riferisce il giornalista, era pronto a convincere Irving chiedendogli di mettere da parte il proprio malumore e promettendogli una squadra competitiva e vincente per poter essere ancora in cima e puntare da subito a un altro anello. Ma bisogna specificare che in realtà il parallelo con Kobe Bryant non funziona affatto perché il giocatore dei Los Angeles Lakers, come riferiva Eric Pincus al Los Angeles Times, voleva solo i Chicago Bulls che però non misero sul piatto un offerta allettante per la franchigia gialloviola. Inoltre come riportato ancora da ESPN poche ore fa, Kyrie Irving avrebbe dichiarato:
“I Cleveland Cavaliers non mi volevano più”.
Riferendosi a una voce per cui i Cleveland Cavaliers avrebbero provato a scambiarlo a giugno prima della sua richiesta di trade. Tuttavia è arrivata puntuale anche la smentita del Re:
“Le sue parole non hanno senso”.
In realtà a giugno i Cavs stavano gettando le basi per una possibile trattativa con i Phoenix Suns che avrebbe portato Eric Bledsoe, (gestito dallo stesso procuratore di LeBron James, Rich Paul), a Cleveland, in una trade che avrebbe visto il sacrificio proprio di Irving. Trattativa che poi non è mai stata approfondita del tutto per il mancato inserimento di Josh Jackson, a cui in Arizona non volevano assolutamente rinunciare, dichiarandolo insieme a Devin Booker incedibile! Indipendentemente dalla natura dell'addio di Irving, i Cleveland Cavaliers vivono una stagione da dentro e fuori e le sorti sul parquet potrebbero spingere LeBron James a lasciare la squadra in estate.

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