Timeout

TIMEOUT | Gilbert Arenas: da 0 a 100 in troppo poco tempo

La storia di uno dei personaggi più contorti della storia del Gioco, tra scherzi, vendette e pistole.

Alberto Pacini
27.03.2018 19:39

Phoenix, 22 dicembre 2006.

La partita che sta per andare in scena nella capitale dell'Arizona è una delle partite più attese dell'intera regular season. I Phoenix Suns ospitano i Washington Wizards in un match che all'apparenza dovrebbe essere un normalissimo incontro tra due franchigie sostanzialmente indifferenti tra di loro, senza particolari legami o rivalità. Effettivamente così è, ma stavolta non per tutti.

Gilbert Arenas aspetta questa sfida da mesi, e durante il riscaldamento vaga per il campo, lanciando ripetutamente occhiatacce terribili verso la panchina dei Suns. Capiremo più avanti il perchè, adesso ci basti sapere che il numero 0 sta nervosamente aspettando la palla a due, carico a molla per la serata.

Quando la partita inizia si ha effettivamente l'impressione che stia giocando per qualcosa in particolare, visto che dopo ogni suo punto, e fidatevi sono tanti, torna in difesa con aria insoddisfatta, come se non fosse abbastanza. Dopo esser stato surclassato per tutta la partita da un solo giocatore, Mike D'Antoni, coach dei Suns, per cercare di trovare una soluzione negli ultimi minuti, chiama l'ennesimo TIMEOUT!

I giocatori fanno gruppo per parlare con i propri coach, ma noi ci concentriamo su quel ragazzo col numero 0 che sta martellando come un pazzo a costo di vincere quella partita. Gilbert Arenas è uno di quei personaggi che per quanto uno si possa sforzare a capirlo, rimarrà sempre assurdo.

Tanto per iniziare, quando ha solamente due anni viene allontanato dalla madre a opera delle forze dell'ordine che la ritenevano inaffidabile a crescere un bambino. Viene quindi affidato al padre, un attore per niente famoso che, cercando di sfruttare i suoi 15 minuti di visibilità nel primo episodio di Miami Vice, decide di trasferirsi a Los Angeles in cerca di fortuna.

Come facilmente intuibile, là le cose andarono diversamente, e Gilbert Sr. dovette cercarsi un altro lavoro. Ironia della sorte, mentre stava facendo un colloquio, il piccolo Gilbert stava palleggiando in maniera piuttosto discreta vicino a lui e, il capo dell'azienda, essendo un fanatico di basket, assunse il padre nella ditta.

Arenas cresce e quelli che erano dei timidi palleggi in un ufficio, adesso sono il marchio di fabbrica del ragazzotto che frequenta la Birmingham High School con eccellenti risultati sul campo. Dall'high school al college, dal college all'NBA. Il numero sulla maglia è lo 0, in quanto la sua esperienza non è sempre stata tutta rose e fiori, e un suo vecchio coach gli ripeteva sempre di non rendersi mai eleggibile al draft, in quanto non sarebbe stato scelto da nessuno, e se anche fosse successo, avrebbe giocato zero minuti.

La chiamata invece arriva, eccome se arriva, ed è quella dei Golden State Warriors alla numero 31, che dà inizio, probabilmente inconsapevolmente, alla carriera di una stella. I primi due anni nella baia sono buoni, riesce ad avere un buon minutaggio e mostrare le sue doti, ma sono solo un assaggio di quello che sarà negli anni successivi.

Terminato il contratto biennale da rookie con i Warriors, si ritrova free agent con molte squadre a fargli la corte. Clippers e Wizards se lo contendono a suon di milioni, rendendolo indeciso su quale sia la miglior destinazione per la sua carriera. Prende una monetina in mano, decide testa Washington e croce Los Angeles, poi la lancia in aria. Poche ore dopo è su un volo diretto a Washington per andare a firmare il contratto.

Non si era mai visto un personaggio talmente pazzo da decidere la propria squadra attraverso il lancio di una monetina, fino a che non è arrivato lui. Quella monetina per altro aveva ragione, perchè ai Wizards Arenas esploderà definitivamente diventando uno dei migliori giocatori della Lega.

Nell'estate del 2006, Agent Zero venne scartato dalla nazionale di basket americana da Mike D'Antoni, allenatore della squadra che poi sarebbe andata a giocarsi i mondiali in Giappone. Essendo reduce dalla sua miglior stagione in carriera, nella quale aveva sfiorato i 30 punti di media, a Gilbert non andò granché giù quella decisione. In pieno stile Arenas promise a D'Antoni di distruggere lui ed i suoi Phoenix Suns non appena li avrebbe incontrati durante la stagione seguente.

Quella del 2006/07 sarà infatti un'annata molto interessante per lui, nella quale dimostrerà finalmente tutto il suo valore. All'inizio della regular season dichiarò che avrebbe donato 100$ in beneficienza per ogni punto che avrebbe segnato nelle 82 partite e, visto che poi concluse la stagione con 28.4 punti di media, direi che la donazione a fine anno fu piuttosto corposa.

Ma i soldi evidentemente non rappresentavano proprio un problema per lui, infatti per il suo 25esimo compleanno organizzò una piccola festicciola in uno dei locali più famosi di Los Angeles, spendendo quasi due milioni di dollari. Non proprio la classica pizza tra amici diciamo.

Anche come compagno di squadra Arenas è sempre stato piuttosto esuberante e fuori dagli schemi, riempiendo di scherzi i malcapitati compagni. Chiedere ad Andray Blatche, che si ritrovò per ben due volte le scarpe piene di escrementi appena rientreto negli spogliatoi. Quando la squadra era in trasferta invece, lo scherzo preferito di Gilbert era far nascondere (da suoi amici poco raccomandabili) le macchine lasciate dai giocatori a Washington, per poi fargliele ritrovare qualche giorno dopo.

Insomma, sul campo una superstar, fuori dal campo un campione. Quando però apparentemente sembrava tutto andare alla grande, gli Dei del basket decisero che era arrivata l'ora di metterlo alla prova, ma da quella "prova" Gilbert non si rialzerà mai più.

In un anno e mezzo subisce tre infortuni allo stesso ginocchio che gli faranno giocare solamente 15 partite in due stagioni, ma oltre a non farlo giocare, questi stop forzati porteranno quello che già era un carattere molto sopra le righe, ad avere atteggiamenti eccessivamente aggressivi. Era solo questione di tempo perché qualcosa succedesse, e infatti non ci fu da aspettare molto.

E' il 24 dicembre del 2009 quando Arenas e Javaris Crittenton, allora compagni di squadra, danno vita a uno degli episodi destinati a rimanere negativamente per sempre nella storia del Gioco. I due, dopo aver avuto un diverbio il giorno prima, si presentarono nello spogliatoio prima dell'allenamento muniti di pistole.

Gilbert ne aveva quattro con sè e chiese a Javaris di scegliere quella con la quale lo avrebbe fatto fuori. Crittenton dal canto suo, disse che non c'era bisogno di scegliere, visto che ne aveva una anche lui, puntandogliela al viso. Servì Caron Butler a farli ragionare e fargli posare le armi, ma ormai il danno era stato fatto.

Entrambi verranno squalificati fino alla fine della stagione e multati pesantemente dalla NBA, e quell'episodio rappresentò per Arenas praticamente la fine della sua carriera, visto che quando tornerà, farà solamente alcune apparizioni poco dignitose con le maglie di Orlando e Memphis, prima di ritirarsi definitivamente.

Adesso però è arrivata la fine del timeout, e ora siamo certi che abbiate capito il perchè Agent Zero sia così indiavolato stasera. Alla fine del match il tabellino dirà 54 punti e due triple decisive per sigillare la vittoria nell'overtime, portando finalmente a compimento la sua vendetta. Che dite, il buon Mike ci penserà un po' più su la prossima volta?

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