Philadelphia 76ers

The Process: un sogno che si avvera!

Emanuele
07.03.2018 11:36
In questa stagione di NBA stiamo assistendo a due versioni dei Philadelphia 76ers, entrambe stupefacenti. Da un lato i fastbreak inarrestabili di Ben Simmons e la dominanza a canestro di Joel Embiid che hanno portato molti addetti ai lavori a credere che la franchigia della Pennsylvania possa dare addirittura del filo da torcere ai Cleveland Cavaliers e ai Boston Celtics ai prossimi playoffs per il dominio dell'est; dall'altra le innumerevoli palle perse, i blackout difensivi, i tiri liberi mancati e quelli presi in malo modo dalla media-lunga distanza. La domanda che tutti si pongono è: quali delle due versioni dei 76ers vedremo ai prossimi playoffs? Ma soprattutto cosa succederà? Embiid sta dimostrando di essere in buona saluta e in una forma fisica stratosferica. Ben Simmons è in corsa per vincere il premio di miglior rookie dell'anno, la franchigia ha totalizzato 10 vittorie nelle ultime 13 partite, siede al sesto posto ad est con un record di 35-28 e ha ottenuto una roboante vittoria sui Cavs la scorsa settimana. Insomma sembra proprio che Philly si stia preparando al meglio per approdare a quei playoffs che fino a pochi mesi fa sembravano quasi utopistici. La storia di Philly è straordinaria. Pensare che la maggior parte dei fans e degli addetti ai lavori abbiano già dimenticato la lunga ricostruzione portata avanti dal GM Colangelo è un risultato straordinario. Non bisogna dimenticare infatti che durante il tortuoso percorso di rebuilding la franchigia ha fatto registrare la striscia di sconfitte più lunga della storia della NBA, ben 26. Oltre che al front office, un plauso speciale va senza dubbio a Brett Brown che ha sempre creduto in questa squadra. Lo scorso ottobre dopo 252 sconfitte in 4 anni, i 76ers sono arrivati al training camp di Las Vegas annunciando il proprio obiettivo stagionale: raggiungere una percentuale di vittoria di almeno il 40-45%, che tradotto nella lingua della Eastern Conference significa playoffs.
"La considero un'opportunità, non un ossessione. Questo è il mio obiettivo per la città di Philadelphia e per il nostro team. Ecco come la vedo io".
E Brown l'aveva vista bene l'annata dei suoi 76ers. Per la prima volta in cinque anni di mandato da quando siede sulla panchina della franchigia nessuno spende più parole di pietà per lui e del suo ruolo a Philadelphia. Oltre alle sontuose giocate di Simmons ed Embiid i 76ers stanno trovando un ottimo sistema di gioco e stanno iniziando ad avere un'identità non soltanto in fase offensiva, ma anche nella metà campo difensiva. Tra i quintetti titolari che hanno giocato almeno 300 minuti, lo starting five di Philadelphia ha il miglior Net-rating (+18.8) di tutta la lega. Sono quarti nella classifica del defensive rating con 103.0, primi per quanto riguarda la statistica dei rimbalzi (46.6) e terzi, dietro solo ai Golden State Warriors e ai New Orleans Pelicans nel numero di assist a notte (25.7). E' chiaro che tutte queste note positive sono da attribuire non soltanto alla determinazione di coach Brett Brown, ma soprattutto alla salute prolungata di Joel Embiid, il vero faro dei Philadelphia 76ers e non a caso il vero e proprio "The Process". Quest'anno il numero 21 sta giocando i back to back e ha una media di oltre 30 minuti a partita, con 52 partite disputate sin qui, più di quanto aveva fatto negli ultimi tre anni di carriera. I media americani hanno passato gli ultimi due anni a meravigliarsi dell'impatto difensivo di Rudy Gobert e delle sconfinate abilità offensive di Karl-Anthony Towns. Sia chiaro, entrambi meritano gli elogi per quello che stanno facendo, ma va sottolineato come l'impatto di Embiid sia molto più devastante, dal momento che combina la difesa di Gobert con l'attacco di KAT. Semplicemente spaventoso! Embiid ha il Net-rating più alto di qualsiasi titolare che non sia ai Rockets o agli Warriors con +10.2 e in molti stanno ancora sottovalutando quanto sia già dominante. La sua sola presenza ha scosso i 76ers portandoli attualmente al sesto posto della Eastern Conference e potenzialmente potrebbero raggiungere anche il terzo posto, soffiandolo ai Cleveland Cavaliers di LeBron James. Grazie ad Embiid, il rookie Ben Simmons si sta esaltando mettendo sul campo tutto quel potenziale che potrebbe portarlo nel giro di qualche anno all'MVP. Intanto scusate se è poco si è preso gli elogi di LeBron James che lo ha voluto designare pubblicamente come il suo erede. E' chiaro che il rookie di Philadelphia presenta ancora dei limiti, soprattutto in difesa e nel tiro da tre punti, ma stiamo comunque parlando di un ragazzo di appena 21 anni al suo primo anno in NBA. Limiti che molto spesso portato i 76ers a dei parziali negativi che sottolineano come la squadra oltre a dipendere da Embiid ha bisogno senza dubbio anche di questo piccolo talento. Dunque non è tutto oro quello che luccica. Ci sono ancora delle piccole crepe all'interno del sistema di gioco dei Philadephia 76ers, che conducono la classifica delle palle perse (la maggior parte delle quali provengono da Embiid). Robert Covington è stato straordinario nei primi mesi di stagione (guarda caso prima del rinnovo contrattuale) per poi presentare una certa inconsistenza, Dario Saric è straordinario, ma ancora lento e pesante, caratteristiche negative che si evidenziano soprattutto quando fallisce i suoi colpi. Il grande punto interrogativo riguarda la panchina, le aggiunte di Marco Belinelli e Ilyasova basteranno per completare le rotazioni di coach Brett Brown? E soprattutto Markelle Fultz tornerà mai in questa stagione? A questo punto della stagione però per i Sixers non è assurdo pensare in grande. Inoltre se non avranno modo di gioire nella prossima postseason avranno la possibilità di farlo in offseason, dal momento che hanno già iniziato la campagna di reclutamento di LeBron James. Brown ha messo a tacere gli scettici finora, ma non passerà molto tempo prima che debba dimostrare di poter vincere nei playoffs. Embiid dovrà restare in buona salute, migliorare la sua condizione e ridurre il numero di palle perse. Simmons dovrà imparare a tirare dalla distanza, mentre Covington dovrà essere più consistente. Così mentre il resto della NBA inizia a prendere sul serio i 76ers, la dirigenza avrà decisioni difficili da prendere e i fans aspettative più alte, naturalmente. Tutto questo potrebbe essere straordinario, ma anche piuttosto stressante. Alla fine sono anche i difetti a rendere affascinanti questi Philadelphia 76ers. Non bombardano da tre come fanno Rockets, Cavs o Warriors e JJ Redick è l'unico starter che sia mai stato in una squadra vincente. Hanno il talento per fare grandi cose, ma devono ancora tirare fuori tutto quello che hanno nel corpo e nella mente. Ecco perchè, mentre si avvicinano i playoffs, aspettiamoci di tutto da questi Philadelphia 76ers. E mentre tutto scorre... il "The Process" è andato a compimento.

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