Utah Jazz

Utah sorride: Jae Crowder torna in versione biancoverde!

Emanuele
11.03.2018 22:53
Quando il giorno della trade deadline Jae Crowder è stato scambiato dai Cleveland Cavaliers agli Utah Jazz, la speranza era che l'ex Celtics avrebbe ritrovato quella "magia" che aveva contraddistinto la sua stagione a Boston appena un anno fa. In Ohio Crowder stava disputando la peggior stagione dai suoi giorni di Dallas: 8.6 punti (con il 41% dal campo e il 32.8% da dietro l'arco), 3.3 rimbalzi, 1.1 assist, 0.2 stoppate e 0.8 palle recuperate in 53 presenze. Da quando Jae Crowder è arrivato a Salt Lake City in 11 apparizioni con la nuova maglia dei Jazz ha fatto registrare la bellezza di 13.5 punti, 3.5 rimbalzi, 1.8 assist, 0.4 stoppate e 1.5 palle recuperate di media a partita. Tuttavia c'è da dire che i punti in più a partita sono arrivati prendendo in media 5 tiri in più rispetto alla sua esperienza a Cleveland, facendo registrare una percentuale dal campo minore pari al 39.4%, ma una maggiore percentuale al tiro da dietro l'arco pari al 34.3%. Tiri presi che dovrebbero diminuire con il ritorno in campo di Dante Exum. Oltre a questo miglioramento dalla lunga distanza, Crowder sta beneficiando del fatto di giocare in una squadra che pian piano si sta costruendo attorno alla sua identità difensiva. Quando l'ex biancoverde è in campo, i Jazz presentano un plus/minus di +7.1, rispetto a quando è in panchina (plus/minus di +5.1). Insomma quando Crowder è sul parquet Utah gioca meglio. Non è un caso che da quando il 27enne di Villa Rica (Georgia) è stato inserito nel quintetto base da coach Quin Snyder Utah presenta, dati alla mano, il miglior starting five di tutta la lega, dalla pausa per l'All-Star Game. La formazione di partenza composta da Ricky Rubio, Donovan Mitchell, Joe Ingles, Jae Crowder e Rudy Gobert hanno un net rating di 31.2 e il miglior defensive rating di tutta la lega pari a 84.7. Sorprendentemente, ma non troppo, i Jazz possiedono anche il quarto miglior attacco della NBA dalla pausa All-Star con 115.9 punti di media a partita. Ma ciò che è spaventoso e che sta inquietando la Western Conference è che Jae Crowder sta migliorando rapidamente partita dopo partita. Negli ultimi due incontri infatti Jae ha tirato con il 56% dal campo e il 47% da dietro l'arco, con 22 e 16 punti a referto. Sembra proprio che l'ex Cavs si stia pian piano sentendo a proprio agio nello scacchiere di coach Snyder, riproponendo quasi le stesse performance e gli stessi numeri che aveva caratterizzato la sua avventura triennale a Boston. In Massachusetts furono 12.8 punti, 1.8 assist, 5.2 rimbalzi, 0.4 stoppate e 1.3 palle recuperate le medie a partita. Molto simili a quelli di ora in canotta Jazz. Utah sta acquisendo una nuova identità su ambo le estremità del campo con Jae Crowder a supporto e se continuerà a migliorare o quanto meno mantenere questi numeri fornirà ai Jazz non solo più opzioni, ma garantirà anche un po' di riposo in più ai titolari, e soprattutto una forte spinta verso la prossima postseason (attualmente gli Utah Jazz sono decimi, ma a 1 partita di distanza dall'ottavo e ultimo posto disponibile per proseguire la stagione).

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