Ovest

Jimmy Butler: capobranco o comprimario di lusso?

Antonello Brindisi
08.11.2017 12:29
Dopo un mercato decisamente altisonante e ambizioso, il "nuovo corso" dei Minnesota Timberwolves sembra poter garantire finalmente più di una soddisfazione ai tifosi del Target Center, pronti a sognare in grande grazie alle prestazioni dei nuovi "Big Three" di coach Thibodeau: Karl-Anthony Towns, Andrew Wiggins e Jimmy Butler. A differenza delle due promesse dei T-Wolves (autori di solide e costanti prestazioni individuali), l'ex volto dei Chicago Bulls non sembra ancora pronto a "prendere per mano" la squadra, manifestando così quella carenza di leadership emersa durante gli anni trascorsi nella Windy City. Il record ampiamente positivo dei T-Wolves (7-3; terzo posto momentaneo nella Western Conference) è certo lo specchio di una squadra in salute e consapevole dei propri mezzi ma le difficoltà mostrate da Jimmy Butler, consegnano al pubblico di Minneapolis il primo "campanello d'allarme" del promettente scorcio stagionale disputato fino ad ora dagli uomini di Tom Thibodeau. Proprio il "sergente di ferro" dei Timberwolves rappresenta però la migliore garanzia possibile per il ventottenne da Marquette, considerato dal tecnico statunitense come un autentico "primo violino" negli equilibri della propria squadra. Sulla carta Jimmy Butler (15.1 ppg; 5.3 rpg; 4.0 apg; 1.7 spg;) non sta certo deludendo le aspettative, se si considerano solo le mere statistiche il giocatore è molto vicino alla miglior media realizzativa della propria carriera mentre può vantare delle cifre da carrier high nel confuto dei rimbalzi e degli assist prodotti fino ad ora. Malgrado le statistiche, se si considera appunto lo "status" del giocatore appare altrettanto evidente che, in contrapposizione alle previsioni fatte nel corso della preseason, l'esperta "All Star" non sia ancora riuscita ad ottenere "le chiavi della squadra". Un vero e proprio "scheletro nell'armadio" per Butler che, nonostante il recente trasferimento a Minnesota, sembra destinato a convivere ancora a lungo con la fastidiosa etichetta da "comprimario di lusso" conquistata tra le fila dei Bulls. Una situazione a dir poco frustrante se si tiene conto che il pupillo di Thibodeau è sempre risultato determinante sia per l'esito delle stagioni giocate nell'Illinois che nel corso di queste prime uscite con i Timberwolves. Il giocatore sta certamente patendo la grande affinità sviluppata tra le due giovani "All-Star" Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, avvantaggiati nel loro rapporto sul parquet dai due anni passati insieme a Minnesota: ad oggi i veri "lupi alpha" del proprio branco. Butler dovrà quindi far leva sulla propria esperienza e sul proprio carattere (non certo arrendevole dinanzi alle proprie responsabilità) per scrollarsi di dosso le pesanti critiche dei media americani. Durante una regular season così lunga e ricca di insidie, le caratteristiche da "capobranco" del numero ventitre saranno infatti fondamentali per tenere unito il tanto promettente quanto giovane roster dei T-Wolves così da portare a compimento la "rinascita" di Minnesota: evento ormai atteso dal lontano 2004, anno dell'ultima apparizione ai Playoffs della franchigia. Con una molto probabile postseason "alle porte" il valore di Jimmy Butler sarà quindi chiamato a "rispondere presente" alla causa dei Timberwolves per colmare l'inesperienza dei giovani talenti, rappresentando con Jamal Crawford Taj Gibson, Jeff Teague e Aaron Brooks i soli cinque profili con delle esperienze in una serie di partite da "dentro o fuori". Vedremo se nelle prossime partite Butler riuscirà a candidarsi come il vero "leader emotivo" della propria squadra, apparsa più che mai viva e pronta a "cacciare gli artigli" per difendere la propria causa contro qualsiasi avversario. La prossima trasferta all'Oracle Arena di San Francisco contro i Golden State Warriors in programma nella notte italiana tra mercoledì e giovedì potrebbe rappresentare di conseguenza, il giusto "banco bi prova" per mostrare le proprie qualità.

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