Story of the Game

La teoria del numero zero

Maria Barone
29.12.2017 19:04
Ardua è la discussione che per secoli si è tenuta nei confronti di un numero: "lo Zero", che per la maggiore nulla rappresentava se non il nulla, e per il quale Sergio Givone affermò: "non è esattamente il nulla", mettendo così in discussione interi sistemi che alla base consideravano solo numeri effettivi quelli compresi tra 1 e 9. Dalla matematica all'informatica, dalla scienza alla filosofia la concezione dello "0" cambia radicalmente quando si scopre che in una lettura "esponenziale" dei teoremi matematici e delle teorie filosofiche il suo utilizzo ne muta decisamente il risultato. Utilizzato per indicare tanto in "Nulla", quanto la crescita esponenziale, lo Zero è con accezioni particolari la sintesi di situazioni non meno complicate anche nella pallacanestro. Nel basket la storia più famosa del numero "Zero" porta il nome di Gilbert Arenas. Nasce a Tampa in Florida il 6 gennaio 1982, dove viene poi abbandonato dalla diciottenne madre tossicodipendente. Gilbert cresce così con il padre, un impiegato di un negozio di ricambi per automobili, che decide di crescere questo bimbo tutto da solo, trasferendosi però dalla Florida alla California. Qui comincia l’avventura sportiva del nostro eroe il quale sin da subito si sentirà presto dire da un po' tutti, compresi amici e familiari, "che lui non sfonderà mai nella pallacanestro in quanto gli manca qualcosa in termini di centimetri e fisico". Si rende eleggibile al draft 2001, ma viene snobbato da quasi tutti, venendo scelto solo alla trentesima chiamata dai Golden State Warriors. Ad Oakland Gilbert scelse la maglia numero 0 per smentire un suo e allenatore che gli disse che i minuti che avrebbe giocato nella NBA sarebbero stati zero. Soprannominato Agent Zero ha dovuto lottare contro chiunque dentro e fuori dal parquet per raggiungere l'obiettivo. Cattiveria e forza di volontà gli hanno permesso si superare i limiti e se stesso. Le sue parole sono una delle prima splendide teoria del basket sullo "Zero":
"Gioco col numero 0 perché mi ricorda sempre quello che pensavano di me quando frequentavo l'high school: mi dicevano che ero uno zero, nient'altro che uno zero. La mia prima occasione fu proprio Arizona: decisi di andarci, contro ogni volere, compreso quello di mio padre, contro ogni pregiudizio, la gente continuava a ripetermi che in NBA averei giocato '0 minuti', questa idea non mi dispiaceva... se devo giocare '0 minuti', allora andrò proprio li e me li conquisterò tutti. Non si trattava più nemmeno di basket, si trattava di dimostrare che si sbagliavano. In realtà ho iniziato a prendermela con questo sport.
Passai le prime 40 partite della mia carriera nella NBA in panchina e anche se qualcuno si infortunava o eravamo sotto di venti non c'era verso di togliere la tuta, mi sentivo inutile! Non si erano accorti del mio talento, ma neppure di quanto lavorassi duro. Ma una videocassetta dei tempi del college mi ricordò che sì, ero in grado di giocare a basket.  E quando finalmente venne il mio turno, era come se sapessi già cosa fare. Dall'assoluto anonimato, conquistai i riflettori e da allora non mi sono più voltato indietro." 
Oggi a distanza di anni il significato del numero zero è cambiato, diventando quasi una tendenza nella NBA: Kevin Love, Jeff Teague, Andre Drummond, Orlando Woorlridge, potrebbero raccontarci della loro filosofia sul numero "Zero" e del suo perchè. Si potrebbe persino pensare ad una squadra! A chiudere la cerchia sono Russell Westbrook e Damian Lillard.  Russel Westbrook tutto pare tranne uno "Zero", per il nostro MVP: 
"Tutto ha un inizio, ma non comincia da "uno", comincia molto prima, nel caos, il mondo nasce da zero. Il momento il cui lo zero diventa uno è il momento il cui il mondo si affaccia alla vita." 
La teoria di Russ sullo "Zero" trovò il suo fondamento in un campetto di Lawndale, California, dove con il suo amico Khelcey Barrs, tra ferro e cemento, sognava di volare su un parquet della NBA. Si allenavano tutti i giorni, uno contro uno, e quello che sembrava avere più talento non era Russ ma il suo amico: entrambi entrarono a far parte della Leuzinger High School ed è li che Khelcey si impose come leader della squadra. Un giorno come gli altri mentre si stanno allenando, la giovane stella di Leuzinger, si accascia per terra e muore a causa di una ipertrofia al cuore sotto gli occhi del suo amico. Un durissimo colpo per Russ che decide di giocare per realizzare il sogno dell'amico scomparso. Inizia la sua carriera in NBA indossando la maglia numero 0 perché per lui quest'occasione rappresenta "un nuovo inizio", la voglia di riscatto, di riprendersi a mani nude tutto ciò che la vita gli aveva tolto proprio li nel bel mezzo di un campetto. Russ si impone in NBA si dal primo momento: viene nominato due volte rookie del mese e chiude la prima stagione con 15 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media. La stagione della definitiva consacrazione però è quella 2010/2011 in cui si dimostra uno dei migliori playmaker della lega. Sei anni più tardi lo troviamo al comando della classifica dei marcatori NBA con 31.6 punti di media ed il premio di MVP! Il numero zero degli Oklahoma City Thunder sta giocando da numero uno e non smetterà di volare sopra i ferri e il cemento fino a che non metterà le mani su quel "dannato" Larry O'Brien Trophy.  Al braccio l' immancabile braccialetto su cui c’è inciso “KB3”. Damian Lillard: numero "zero" dei Portland Trail Blazer soprannominato “The letter O" ha scelto di indossare la maglia numero "0" nel 2012  quando è stato chiamato come sesta scelta assoluta al draft dalla franchigia di Portland. L'ennesimo numero difficilmente inquadrabile come positivo nella NBA. Ma al contrario di tutte le teorie sullo Zero e le Nullità, questo numero per Damian Lillard rappresenta una lettera dell'alfabeto: la lettera O. E' questo un omaggio alle tre città che hanno formato la sua carriera. E’ nato e cresciuto a Oakland, al college ha giocato con Weber State nella città di Ogden nello Utah ed è poi arrivato nella NBA in una squadra dell’Oregon: i Portland Trail Blazers. Teorie diverse ruotano attorno al numero Zero che sembra quasi rappresentare l'Origine, il miglior punto di partenza, di chi nella NBA si è reso invincibile allontanandosi dalla conformità e da tutti quei numeri comunemente compresi tra 1 e 9.

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