NCAA & Draft

Grayson Allen aka Mr. dirty player!

Simone Romani
01.03.2018 18:18
Tra gli ormai indiscussi talenti che militano in NCAA, le possibili chiamate che avverranno al Draft 2018, sono quasi del tutto scontate. Trae Young, Luka Doncic, che milita in europa al Real Madrid, sono solo alcuni dei nomi più allettanti che saranno presenti quel giorno. Ma scendendo in fondo alla classifica, dove somma di punti, giocate sovrumane e paragoni con le superstar finiscono, c'è ancora qualcosa di interessante. Avete mai sentito parlare di Grayson Allen? Non c'è da stupirsi se un nome del genere non sia molto familiare. Eppure in NCAA, da qualsiasi parte si pronunci questo nome, fidatevi che anche un minimo ricordo gli viene associato. Anzi più di un ricordo visto che, non per spettacolarità di gioco oserei dire, è un vero e proprio simbolo tra i tifosi e compagni di Duke. Ma se non è la spettacolarità del gioco a far parlare di lui, vi starete chiedendo cosa lo rende così speciale. Grayson Allen, oltre che essere meccanismo fondamentale per coach Mike Krzyzewski, è colui che viene definito un "Dirty Player". In gergo vuol dire giocatore sporco, colui che mette la malizia al posto del talento, disturba ed innervosisce qualsiasi avversario. Guardare per credere, Nella sconfitta 64-63 contro Virginia Teck, la guardia dei Blue Devils ha messo in atto tutto il suo "mestiere". E non è l'unica giocata dubbia, nella clip che segue, si può vedere quanto il ragazzo statunitense sia malizioso e mestierante nel fare certe cose. Certo il gioco sporco non è l'unica arma a sua disposizione. Le sue statistiche, che non sono eclatanti, vantano comunque 15.5 punti, 3.4 rimbalzi e 4.5 assist, che condite con giocate veramente subdole, gli hanno permesso di vincere un titolo NCAA nel 2015. Certamente aiutato dalla stella della squadra Marvin Begley III, che viaggia con una media di 20.7 punti a partita. Come è ovvio che sia, il nome di Grayson Allen non verrà chiamato nei primi 10 al Draft. Forse, anzi quasi sicuramente neanche nei primi 15, per via anche della sua ormai costruita reputazione. Una cosa però rimane certa, se il gioco sporco vale delle vittorie, a nessun team NBA dispiacerebbe, in un futuro imminente, sporcarsi.

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