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Kris Dunn, non è mai troppo tardi!

24.11.2017 11:03
I Chicago Bulls non hanno di certo avuto un inizio di stagione facile e la sconfitta dell'ultima notte contro Utah non ha sicuramente migliorato la situazione. Proprio in questa partita però si è messo in mostra un ragazzo che già aveva fatto parlare di sè precedentemente, sia in positivo, ma soprattutto in negativo: Kris Dunn. La sua fino ad ora breve carriera segue il moto di un'altalena, con più bassi che alti, e per capirla dobbiamo riavvolgere il nastro a qualche anno fa. Dunn è un'atleta classe '94 che al college decide di giocare per Providence, restandoci per 4 anni (dal 2012 al 2016) e impressionando per le sue medie: nel suo anno da senior realizzerà 16 punti di media, tirando col 45% dal campo e col 37% da oltre l'arco. Dopo questo exploit la considerazione nei suoi confronti aumenta e decide di rendersi eleggibile al draft del 2016, vedendosi ingaggiato dai Minnesota Timberwolves come quinta scelta assoluta. Nel suo anno da rookie però iniziano a esserci dei problemi: nonostante secondo i bookmakers il giovane appena draftato sarebbe dovuto partire titolare o comunque avrebbe dovuto avere uno spazio significativo all'interno delle rotazioni, il posto da point guard in quintetto viene conservato da Ricky Rubio (sul quale incombevano anche nubi di trade), che così facendo toglie aria a Dunn oscurandone quella che sembrava essere una buona stella. C'è da dire che il ragazzo di Montville non fa nulla per fare cambiare idea al proprio coach e agli addetti ai lavori, concludendo una stagione opaca con una media di 3.8 punti, 2.4 assist e 2.1 rimbalzi in 78 partite (iniziate quasi tutte dalla panchina e accumulando un minutaggio non rilevante). Oltre a questo, anche la sua percentuale dal campo si mantiene bassa, sotto il 40%. Tornando a parlare del presente, il suo inizio della stagione 2017/18 è stato più che positivo e nonostante un misero anno da rookie adesso le aspettative sembra che stiano venendo ripagate. Le statistiche di Kris Dunn infatti parlano chiaro: 11.8 punti, 5.1 rimbalzi e 3.9 assist di media nel suo anno da sophomore, e volendo argomentare più nello specifico ricollegandoci a quanto detto a inizio articolo, contro gli Utah Jazz ha messo a referto 12 punti, 9 rimbalzi e 2 palle rubate. Sono numeri in miglioramento, ma non ancora esaltanti, anche se la forza di questo giocatore va oltre la matematica: la scorsa notte è riuscito a infilarsi benissimo negli spazi costringendo la difesa dei rivali a ruotare, ed è stato l'unico giocatore disequilibrante della sua squadra. Ha guidato anche le transizioni da rimbalzo difensivo e ha dimostrato anche un discreto livello di concentrazione. Il giocatore ex Timberwolves ha ancora molti aspetti su cui può migliorare, ma ha dalla sua parte l'età, un nuovo inizio promettente e più minuti sulle spalle. Sperando che prima o poi quell'altalena si fermi in alto...

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