Timeout

TIMEOUT | Reggie Miller: una vita intera senza una casa

Un tiratore fenomenale che ha sicuramente cambiato il Gioco, con qualche problema di troppo però...

Alberto Pacini
05.06.2018 16:54

Charlotte, 28 novembre 1992.

Spesso, ogni anno, l'inizio della regular season regala sorprese, sovvertendo pronostici che durante l'estate potevano sembrare di semplice interpretazione. E' esattamente il caso della partita che sta per andare in scena nello Charlotte Coliseum, tra gli omonimi Hornets e gli Indiana Pacers.

I pronostici vedrebbero i padroni di casa favoriti in virtù di un roster sensibilmente migliore di quello degli avversari, che può vantare giocatori del calibro di Alonzo Mourning, Larry Johnson e Muggsy Bogues in quintetto, ed un ottimo Dell Curry come sesto uomo. La partita però, passa fin da subito nelle mani degli ospiti che mettono in campo un ritmo difficilmente immaginabile prima della palla a due.

Arriviamo a fine terzo quarto con i Pacers ancora avanti, che sfiorano da svariati minuti la doppia cifra di vantaggio. Doppia cifra che arriva con un rimbalzo catturato da Schrempf che lancia immediatamente uno scatenato Reggie Miller in campo aperto, il quale appoggia al tabellone due punti facili facili. C'è necessariamente qualcosa che non va nei suoi uomini, perciò coach Bristow cerca di fare chiarezza chiamando TIMEOUT!

Sfortunatamente per lui non ci sono molti modi per rialzare la partita, soprattutto perché contro un Miller così chiunque può fare ben poco. Il tabellino dice 43 punti con ancora un quarto intero da giocare e complessivamente una prestazione mostruosa che sta lentamente sgretolando le convinzioni degli avversari. Quando si è difronte a certi giocatori spesso sorge spontaneo chiedersi quanto fossero dominanti fin da piccoli per arrivare a questi livelli.

Nel caso di Reggie il discorso è un po' diverso dal solito, in quanto la sua infanzia è stata molto più travagliata di quello che si possa pensare. Reggie nasce in California, più precisamente a Riverside,come terzogenito di quattro figli della famiglia Miller. I fratelli maggiori, Cheryl e Darrell, passavano ogni pomeriggio estivo nel campetto nel giardino di casa a sfidarsi in uno-contro-uno fino al calare del sole.

Il piccolo Reggie li guardava affascinato dalla finestra di camera, incapace di scendere sul campo. Fino all'età di quattro anni infatti, sarà affetto da una forma di poliomielite a causa della quale era costretto a camminare con l'ausilio delle stampelle, in quanto le gambe non erano abbastanza forti da reggerlo. Col passare degli anni però, la muscolatura finalmente si fortifica e fa sì che anche il piccolo Reggie possa avvicinarsi alla palla a spicchi.

Darrell si era ormai dato al baseball, mentre Cheryl aveva continuato la strada intrapresa, con eccellenti risultati. Saranno proprio le infinite sfide contro la sorella che aiuteranno Reggie a crescere in maniera esponenziale e diventare immarcabile per i ragazzini di pari età. Come racconta Cheryl infatti, quando poi i due decisero di fare coppia al campetto del quartiere, non ce n'era per nessuno.

"Le prime volte che andavamo, vedevano Reggie e gli chiedevano chi fosse il suo compagno, pensando che io fossi lì solamente per accompagnarlo. Quando poi lui mi indicava, gli altri scoppiavano a ridere, dicendo che allora ci avrebbero lasciato iniziare con la palla per darci un vantaggio. Molto spesso era l'ultima volta che la prendevano in mano."

Il percorso all'high school fu molto produttivo ma allo stesso tempo molto complicato. La sorella andava a vedere ogni suo match e, nonostante il fratellino disputasse anche partite da 39 punti, lo riprendeva costantemente in ogni aspetto del suo gioco. Reggie racconterà ironicamente, ma neanche più di tanto, di non aver mai avuto il vantaggio del fattore casa durante la sua carriera, avendo sempre avuto a che fare con problemi di vario genere durante le sue partite casalinghe.

Anche al college infatti, sarà prepotente la figura della sorella Cheryl durante le sue apparizioni, stavolta però non in prima persona. Cheryl era diventata la miglior giocatrice femminile di pallacanestro e, convocata in nazionale, era arrivata a vincere un oro olimpico da protagonista. Per questo motivo, a ogni partita della sua UCLA, Reggie si sentiva continuamente cantare cori per sua sorella, alludendo al fatto che lui non fosse il migliore in famiglia, per giunta secondo ad una ragazza.

Nonostante ciò, la sua carriera collegiale risultò molto prolifica, portandolo a diventare un nome presente sui numerosi taccuini dei GM delle franchigie della Lega. Nel Draft dell'87, Miller viene selezionato dagli Indiana Pacers tra lo scompiglio generale. Reggie non li aveva mai sentiti nominare e non aveva preso assolutamente in considerazione l'ipotesi di giocare nei gialloblu. I tifosi si aspettavano la chiamata di Steve Alford, prodotto della squadra collegiale di Indiana, con la quale aveva anche vinto il titolo nazionale. Un autentico idolo delle folle, paragonato anche a giocatori come Larry Bird.

"Tutti volevano lui. I giornali titolavano 'Reggie who?' o 'Where is Alford?'. Mi fermai e pensai 'Fantastico, un'altra volta senza casa...' "

La musica però poi cambia, e Reggie si afferma come uno dei più grandi giocatori della storia dei Pacers e uno dei migliori tiratori di sempre. Non fu tutto sempre rose e fiori però, e come in ogni storia d'amore ci furono anche dei momenti più complicati. Il periodo più difficile della sua carriera in NBA fu indubbiamente al termine della stagione 96-97.

L'annata era stata tutt'altro che esaltante e Reggie, che doveva negoziare il rinnovo del contratto, aveva palesato più di qualche dubbio. Nello stesso periodo, aveva pianificato un trasloco con la famiglia dalla sua vecchia casa ad un'abitazione molto più grande, appena comprata e in restauro per qualche giorno. Nella notte tra il 15 ed il 16 maggio, Miller viene svegliato in piena notte dallo squillo del suo telefono. All'altro capo c'è la polizia che gli annuncia di aver trovato la sua nuova casa in fiamme nel cuore della notte.

"Corsi lì ma ormai c'era solo un cumulo di cenere. Nessuno sapeva che era in restauro, potevo tranquillamente vivere già lì. Potenzialmente poteva essere un omicidio. Mi cominciai a chiedere il perchè. Era perché sono nero? Per la stagione della squadra? O forse perché non ero sicuro di rinnovare rinnovare?"

Fu uno shock talmente grande che ci volle una chiamata del neopresidente Larry Bird per convincerlo a rinnovare con Indiana, ma alla fine Reggie sposò nuovamente la causa e decise di chiudere la carriera con la maglia gialloblu cucita sulla pelle. Timeout scaduto adesso, e il nostro Reggie si appresta a rientrare in campo per concludere una delle sue migliori prestazioni in carriera. A fine partita i punti totali saranno 57, con 4 conclusioni a segno dalla lunga distanza e ben 8 assist per sigillare la vittoria per i suoi.

I compagni lo portano in trionfo, ma anche gli avversari si congratulano con lui, compreso Dell Curry, che con suo figlio piccolo in braccio va a stringere la mano al protagonista della serata, che si è dimostrato ancora una volta il più grande tiratore di tutti i tempi, anche se forse qualcuno lì dentro la pensava già in maniera diversa. With the 7th pick in the 2009 NBA Draft, the Golden State Warriors select...

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