Denver Nuggets

La maturità mancata: Denver scende all'inferno

La poca solidità in trasferta e soprattutto la pessima difesa dei Nuggets hanno condannato i sogni del Pepsi Center.

Riccardo Poletto
12.04.2018 14:25

Ad un passo dai playoff, i Nuggets hanno riservato ancora una delusione ai propri fan non riuscendo a vincere lo scontro diretto contro i Minnesota Timberwolves che avrebbe regalato la postseason dopo anni di purgatorio. I sogni di gloria di Denver si sono infranti su un Jimmy Butler sontuoso, autore di 31 punti nella vittoria dei suoi T-Wolves per 112 a 106 dopo un overtime.

Per i tifosi dei Nuggets, questa situazione è un vero e proprio deja-vu, dato che anche nella scorsa stagione la squadra non era approdata alla fase finale solo per 1 vittoria. In quel caso all'ottavo posto c'erano i Portland Trail Blazers, ma la solfa cambia poco: per due anni di fila la squadra non ha fatto abbastanza bene da qualificarsi ai playoff sebbene avesse un roster costruito per farlo. Perché?

Il rendimento di Denver in questa regular season è stato a dir poco altalenante: nonostante prima dello scontro diretto le vittorie di fila avevano raggiunto quota 6, nella precedente parte della stagione si sono alternati periodi di fioritura (anche con quality wins) a periodi di carestia, durante i quali la squadra si è allontanata dal proprio obiettivo. Insomma, la cosa certa è che è decisamente mancata la continuità ad una squadra che, se avesse preso il giusto ritmo, sarebbe potuta arrivare ben più in alto nella classifica.

Il discorso è decisamente amplificato se prendiamo in considerazione le partite che i Nuggets hanno giocato lontano da Denver. Se tra le mura amiche il record riporta 31 vittorie e 10 sconfitte, in trasferta l'abisso è pauroso: i punti segnati di media a partita sono 108.4 (contro i 111.6 in casa) e quelli subiti sono 111.4 (che si trasformano in 105.6 al Pepsi Center). Il risultato è un misero 15-26, ben al di sotto degli standard che una squadra nella top 8 ad ovest deve rispettare.

Una buona fetta di colpa, però, va anche data ai piani alti della società. Durante la passata free agency bisognava trovare un valore aggiunto che potesse affiancare le stelle già presenti nella corsa ai playoff. La scelta era così ricaduta su Paul Millsap, che però (e qui la sfortuna ci ha messo del suo) ha dovuto affrontare un infortunio al gomito che gli ha fatto saltare in tutto 43 partite.

Quest'evenienza, probabilmente, non è stata presa in considerazione dalla dirigenza, perché senza il nuovo innesto il roster risultava abbastanza povero di grandi nomi, fatta eccezione per Nikola Jokic. Le scelte della campagna acquisti dell'estate 2017, dunque, non hanno pagato, perché intasare il salary cap con un solo giocatore (31 milioni di dollari percepiti questa stagione), peraltro 33enne, non è la migliore delle trovate.

Per quanto i Nuggets si posizionino al sesto posto tra le squadre che segnano maggiormente in media (110.0 ppg), il discorso è profondamente diverso quando parliamo di defensive rating: Denver è 26esima nella classifica, davanti solo a squadre come Phoenix e Sacramento, con un punteggio di 108.8. Se pensavate che "la migliori difesa è l'attacco" fosse un buon proverbio, questa è la prova lampante del contrario.

Tifosi Nuggets che state leggendo, non butattevi giù, perché il futuro non è così grigio come sembra. Per quanto la situazione Millsap sia delicata, la squadra ha già un uomo-franchigia attorno cui costruire un top team, e porta il nome di Nikola JokicThe Joker, macinando triple-doppie e smistando assist, ha confermato il suo talento e si è messo in mostra in quella che, ora più che mai, è la sua squadra. I 18.5 punti a partita, 6.1 assist e 10.7 rimbalzi sono la principale testimonianza del fatto che sta crescendo una stella che coach Malone è chiamato a valorizzare.

E a proposito di Michael Malone, siamo convinti che, nonostante la stagione deludente, sia comunque lui l'uomo giusto per portare i giocatori a fare quel decisivo passo avanti che manca per essere maturi. Il coach è riuscito a far uscire dal bozzolo sia Gary Harris che Jamal Murray, protagonisti di un'evoluzione che in pochi si sarebbero aspettati a inizio stagione. Se poi aggiungiamo il fattore panchina, sempre coinvolta e tenuta calda, si può capire perfettamente quanto sia stato prezioso il lavoro di coach Malone.

Complessivamente, alla stagione di Denver ci sentiamo di dare un 5,5. Non bene, ma nemmeno male. Ma soprattutto è chiaro che la squadra abbia le possibilità di uscire dalla palude di metà classifica per arrivare ai propri obiettivi. In fondo per arrivare a 6 manca solo mezzo voto.

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