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Una nuova Era a Motor City?

06.11.2017 10:30
Forse si inizia ad intravedere un dolce bagliore nella fredda Motor City, che ora sta vivendo un  risveglio sia dal punto di vista economico, ma anche cestistico. Come se non bastasse i due concetti trovano, in questa stagione, un punto di incontro, poiché i Detroit Pistons hanno trovato una nuova casa: The Little Caesars Arena. In una nuova casa, i Pistons sembrano avere raggiunto una nuova vita che gli permette, per ora, di stare nei vertici della classifica NBA. Al quarto anno di Stan Van Gundy, infatti, i Pistons hanno finalmente compiuto un inizio di stagione per la prima volta positivo, sia per l'approccio che per il rapporto vittorie sconfitte. Gli uomini di Gundy stanno assimilando il fulcro della sua filosofia. Stan, come sappiamo, è un coach che prevalentemente predilige la difesa, ma spesso, in questi anni le sue squadre non si sono assolutamente fatte apprezzare nella fase difensiva. A dire il vero, dopo i playoffs del 2016, questi Pistons avevano subito una involuzione evidente, chiudendo la precedente stagione con il ventiduesimo Net Rating della Lega e 45 sconfitte. Ad oggi, invece, con un record di 7 vittorie in 10 partite uguale a quello di Boston e Golden State, questi Pistons sono la quindicesima difesa della lega con 102 punti subiti per partita, addirittura migliore di franchigie come i Golden State Warriors, Milwakee Bucks e Washington Wizards. In una estate piuttosto ferma, la dirigenza della squadra del Michigan ha però messo a segno un colpo fondamentale per i miglioramenti visti fino adesso: Avery Bradley. L'ex Celtic incarna infatti la perfetta guardia difensiva di cui Gundy ha bisogno per esprimere il suo gioco. Il ventiseienne sta viaggiando a 16.3 punti, 2.9 rimbalzi e 2.1 assist in 31 minuti a partita con oltre il 42% da oltre l'arco, aprendo spazi a Drummond. Ma ciò che più fa impressionare è quanto il suo apporto difensivo abbia aiutato a migliorare i suoi compagni. Un compagno che di certo sta dimostrando ampi miglioramenti è proprio Andre Drummond, giunto ormai alla "maggiore età" in cui si deve definitivamente fare il salto di qualità. Nessuno certo si deve stupire per i punti segnati e i rimbalzi catturati a partita, che sono in linea ai suoi trend stagionali, 14 punti e 14 rimbalzi in 32 minuti a partita, ma in pochi si aspettavano un esponenziale miglioramento dalla linea della carità. Drummond vuole definitivamente togliersi l'etichetta di peggiore tiratore di liberi e, dopo una estate di lunghi ed estenuanti allenamenti, sta ora viaggiando con un sontuoso 75% che doppia il suo 38% in carriera ai liberi.
"Lo vedo concentrato. Migliorato. Sa cosa deve fare in campo in quel preciso istante. Sta dimostrando grande maturità. Prima non riusciva ad essere così attento, e non solo nei  momenti cruciali. Iniziava ad essere frustrato, a volte già dal primo quarto."
Sono queste le dolci parole spese da Gundy nei confronti del suo centro, punto di riferimento del team che il coach vuole plasmare come fece con Howard qualche stagione fa. Il tema della concentrazione può però essere esteso a tutti i Pistons che, attraverso la solidità che esprimono, riescono a raggiungere dei piccoli traguardi, partita dopo partita. Nella arida Eastern Conference l'obiettivo playoffs può e deve essere raggiunto da questa squadra che manca però di una definitiva All-Star. Sarà solo attraverso dei buoni risultati per rendere possibile l'aggiunta delle suddette e fare in modo che nel nuovo stadio si possano almeno pregustare quei fantastici momenti un tempo vissuti a The Palace of Auburn Hills.

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