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Paul George e la domanda da 250 milioni di dollari!

Simone Romani
03.02.2018 17:11
Dopo una lunga ed estenuante ricerca tattica iniziata allo scoccare della regular season, l'intesa di gioco degli Oklahoma City Thunder sembra aver trovato la propria "chiave di volta", permettendo un proficuo connubio tra Russell Westbrook, Carmelo Anthony e Paul George, garantendo così un perfetto equilibrio delle tre "All-Star" nello starting-five di coach Billy Donovan. Livellando con pazienza il proprio record stagionale (30-23, quinto posto nella Western Conference), OKC si sta preparando ad affrontare una postseason da assoluta protagonista, pronta a mettere "i bastoni tra le ruote" nella stagione degli Houston Rockets e dei Golden State Warrios (le due realtà che fino ad ora si sono imposte come principali candidate per la prossima Finale di Conference). Nonostante questi incoraggianti segnali di ripresa, il difficile compito finanziario del G.M. Sam Presti sembra proiettare un ombra d'inquietudine sul prossimo futuro della franchigia. Il "nodo principale" dell'intricata "giostra di dollari" nasce principalmente dalle esigenze contrattuali di Paul George. Il numero tredici dei Thunder, durante il proprio trasferimento estivo, ha mantenuto il contratto stipulato precedentemente con gli Indiana Pacers, garantendosi così la possibilità di esplorare il mercato dei Free Agent nell'estate del 2018. Un vero e proprio "campanello d'allarme" per la dirigenza di Oklahoma, fortemente spaventata dalla concreta possibilità di veder naufragare anzitempo il progetto tecnico faticosamente "plasmato" quattro mesi fa. Nello specifico, sono i restanti 20.7 milioni contrattuali di PG13 ha rappresentare un vero e proprio "scoglio finanziario" nella gestione di Presti.  Data l'incombenza della trade deadline (in programma l'8 febbraio) e registrata la forte volontà di permanenza espressa da Paul George , decisione presa grazie al profondo legame che si è venuto a creare con Russell Westbrook, il G.M. dei Thunder è ora costretto a calcolare ogni minimo dettaglio economico per "blindare" il nuovo "cuore pulsante" della franchigia. Il grave infortunio occorso ad Andre Robertson (il giocatore ha riportato una lesione del tendine rotuleo sinistro nella partita giocata sabato scorso contro i Detroit Pistons, infortunio che ha pregiudicato la fine della stagione per lo sfortunato atleta) ha ulteriormente complicato la stagione dei Thunder, allontanando la squadra di coach Donovan dal ruolo di contender. Sarà necessario capire se la dirigenza di Oklahoma City sarà disposta a "sborsare" ben 300 milioni di dollari per mantenere un organico che, ad oggi, sembra ben lontano dalle principali pretendenti al titolo. Proprio questo sentore del non essere all'altezza, potrebbe costituire un problema per la firma di George. Soprattutto se il prossimo contratto che PG13 andrà a firmare sarà al massimo salariale, 30.3 milioni all'anno per un totale di 175 milioni in cinque anni. Una possibilità tutt'altro che scontata dato che Oklahoma City  può garantire solamente un massimo di 23.4 milioni di dollari per la stagione 2019/2020, così da evitare le pesanti sanzioni imposte dalla Luxury Tax (parametri economici già presenti quest'anno in NBA): una cifra ben distante dai 30.3 milioni chiesti da Paul George. Di conseguenza, il futuro del campione californiano appare piuttosto incerto, fattore che ha già spinto diverse franchigie NBA ad imbastire un progetto tecnico con cui convincere l'attuale stella di OKC.  Naturalmente la prima squadra a muoversi sul mercato sono i Los Angels Lakers, desiderosi di "riportare a casa" il figliol prodigo a lungo inseguito. Memore del disastroso "caso Durant", Sam Presti ha prontamente "raffreddato" quest'ipotesi di mercato, costringendo la franchigia gialloviola ad ascoltare ed adempiere le richieste dei Thunder nell'ipotesi di una clamorosa partenza di Paul George.  La soluzione potrebbe essere una sign-and-trade tra i Thunder ed i Lakers. Da una parte Paul George andrebbe a vestire i colori gialloviola, mentre ad entrare in casa Thunder sarebbe Jordan Clarkson (giocatore declassato a pedina di scambio dai Los Angeles Lakers), evitando così ulteriori tasse da pagare. Ipotesi però non appetibile visto che Sam Presti potrebbe perdere in un attimo il controllo sulla situazione, avendo il giocatore voce in capitolo sulla destinazione. Un'altra via percorribile potrebbe essere quella di scambiare Paul George prima della scadenza dell'8 febbraio. La destinazione anche in questo caso è la medesima, Los Angeles. L'offerta che potrebbe arrivare dai Lakers si aggirerebbe intorno a Jordan Clarkson, Julius Randle, Corey Brewer e Ivica Zubac. Questi giocatori non sarebbero però sufficienti ai Thunder considerate le loro aspettative. Inoltre, aggiungendo Paul George a Kyle Kuzma, Brandom Ingram e Lonzo Ball, i Thunder alimenterebbero a dismisura la crescita della franchigia californiana che potrebbe superare OKC nella Western Conference nel prossimo futuro. L'ultima speranza invece si potrebbe nascondere proprio in casa Thunder dato che Carmelo Anthony ha un contratto da 27.9 milioni per 1 anno ma con opzione di prolungamento, il "trucchetto" potrebbe essere proprio questo. Allungando il contratto di Anthony a qualcosa come 15 milioni a stagione per 3 anni, gli Oklahoma City Thunder pagherebbero comunque la Luxury Taxtagliando però i costi di circa 40 milioni di dollari. Una strada percorribile solo in parte da Sam Presti dato che in questo caso, sarebbe la volontà di Melo a rendere possibile quest'ultima "scappatoia economica". L'incerto futuro dei Big Three di Oklahoma City appare così strettamente legato alle decisioni personali dei tre fuoricalsse, vedremo se la fame di vittoria e l'orgoglio personale riusciranno ad avere la meglio sulle gravose questioni economiche dei Thunder. Un ipotetico sacrifico economico (strada percorsa precedentemente proprio dal nemico pubblico Kevin Durant) potrebbe infatti permettere a OKC di mantenere intatto il proprio roster, alimentando le speranze di crescita in vista delle prossime stagioni. Ancora una volta la storia recente della NBA sembra quindi essere divisa tra l'individualismo economico e il senso di appartenenza ad una realtà comune.

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