Sacramento Kings

I Sacramento Kings si guardano allo specchio!

Simone Romani
13.01.2018 19:09
Oramai nella cultura moderna della National Baketball Association si è instaurato il "must" della ricerca verso la propria cultura di gioco, dottrina ancora sconosciuta ai Sacramento Kings. La franchigia californiana appare infatti ben lontana da un proprio "flusso di gioco", persa in un marasma di vecchie glorie e giovani promesse che devono ancora trovare una collocazione propria nelle tattiche di coach Dave Joerger. Dopo l'avvento dei Golden State Warriors, tutte le altre franchigie hanno cercato di percorrere il tracciato solcato dai Dubs, adattando le principali caratteristiche del basket moderno alla propria cultura cestistica. Dai Boston Celtics e gli Houston Rockets in vetta alla classifica, fino ad arrivare ai Los Angeles Lakers e ai Chicago Bulls nei "bassifondi" della lega, tutte le realtà della NBA hanno sviluppato un sistema di gioco che si tramanda di giocatore in giocatore. Di conseguenza, anche i Sacramento Kings stanno cercando di recuperare il tempo perso, sfruttando a pieno i numerosi giovani presenti nel proprio roster. Sotto questo punto di vista, la sconfitta subita l'11 gennaio contro i Los Angeles Clippers (incontro terminato 121-115), può rappresentare la giusta "chiave di volta" della stagione. Così, guardandosi allo specchio e professando un "mea culpa" generale, il giovane gruppo di coach Joerger  ha finalmente aperto il dialogo interno alla locker room. Bogdan Bogdanovic prima di tutti ha generato delle riflessioni che sono fuori dal comune per un rookie. Nell'intervallo dell'ultima giocata contro i Los Angeles Clippers, nonostante i suoi 22 punti, invece di sentirsi appagato come avrebbe fatto la metà dei propri coetanei, il talento serbo è apparso piuttosto preoccupato per la situazione vissuta dalla propria squadra. Caratteristica propria di un veterano NBA, visto che tra l'intervallo tra primo e secondo tempo, i suoi Kings avevano già concesso 72 punti alla parte rosso-blu di Los Angeles:

"Dobbiamo perfezionare molte cose nei nostri automatismi, non abbiamo ancora trovato il giusto equilibrio e concediamo troppi punti agli avversari. Bisogna lavora sia sul piano tattico che sul lato psicologico ma non sono io il problema più urgente qui. Senza una giusta autocritica e un buon spirito di squadra non si va da nessuna parte. Il talento in NBA non manca, non possiamo puntare tutto sulle giocate individuali".

Queste le parole di Bogdan Bogdanovic, che fanno capire la visione totalmente estranea ad un giocatore al primo anno nella lega aggiungendo:

"Riguarda la squadra e la cultura che vogliamo iniziare. Se creiamo una cultura, ogni singolo giocatore sarà migliore del 50%. Se quel giorno segnerò sarà un mio merito ma per adesso la squadra è la cosa più importante".

Il problema principale è la mancanza di agonismo. Eppure con interpreti come De'Aron Fox (anche lui al primo anno in NBA) e lo stesso Bogdan Bogdanovic, la "fame di successi" dovrebbe essere la caratteristica principale da portare avanti. La mancanza di tutto questo ovviamente si riflette con un'onda di negatività sull'ambiente dei Sacramento Kings, realtà che si vede ancora una volta incatenata ad un record negativo di 13-28. Anche per Sacramento è arrivato dunque il tempo di cambiare, lo hanno capito la dirigenza dei Kings e dopo la sconfitta contro i Clippers anche il coach Dave Joerger. Le sue parole sono uno specchio di ciò che dovrà essere il lavoro da svolgere:

"Dobbiamo iniziare le partite senza subire dei parziali così grandi. Dobbiamo giocare con molto più impegno, molta più aggressività, molto più motore. La difesa è alla base delle vittorie, se non si difende si perde e noi dobbiamo difendere".

Lentamente anche in casa Kings la cultura cestistica moderna sta prendendo forma. L'idea è di partire dalla difesa per sviluppare un "movimento corale" solido e futuribile. Grazie ai giocatori sopracitati (De'Aaron Fox e Bogdan Bogdanovic) e ad altri prospetti come Willy Caluey-Stain e Buddy Hield, il progetto di Sacramento potrebbe finalmente trovare la propria strada.

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