Houston Rockets

Houston Rockets: un anno per consacrarsi

I Rockets sono chiamati quest'anno a mantenere le aspettative create l'anno scorso con la finale di Western Conference

Riccardo Poletto
06.09.2018 14:22

Una cavalcata impressionante, conclusasi con l'eliminazione da parte della squadra più forte di tutte in una gara 7 senza la propria stella: è riassumibile così la passata stagione degli Houston Rockets, che ha portato i texani a diventare una delle franchigie top nella lega. Un'annata vissuta in cima alle classifiche, ma mai da favoriti dato che l'ombra di quelli della Baia è sempre stata troppo grande e oscurante. Ma forse è anche per questo che il progetto della società è stato portato al suo apice: no aspettative, no pressioni.

Quest'anno sarà molto più difficile imporsi in una Western Conference molto più trafficata, con i Dubs rafforzati e i Lakers rinati. Oltre agli altri, è cambiata anche la stessa Houston, che ha visto alcuni partire e altri arrivare. Le domande sono molte, le risposte sono da trovare: come saranno i razzi il prossimo anno?

Le certezze, però, sono rimaste tante. Innanzitutto il duo Paul-Harden, pronti a rifarsi sotto per portare a termine la missione iniziata con l'approdo di CP3 in Texas. Salvo infortuni dell'ex Clippers, i due potrebbero riuscire a mettere fine al dominio di KD e compagni, viste le impressionanti prestazioni nelle finali di conference di maggio. Anche Clint Capela è stato riconfermato, e se la parabola della sua crescita rimarrà ascendente come quella dell'anno scorso la situazione potrebbe farsi molto interessante.

I giocatori, però, non sarebbero nulla senza una forte filosofia di gioco. Ed è qui che ci si accorge che la vera certezza è sulla panchina, e si chiama Mike D'Antoni. La marcia in più dei Rockets 2017/18 è stata la decisione con cui il coach ha portato avanti il proprio modo di giocare, addirittura quando questo è stata più un'arma di autodistruzione (ancora ci ricordiamo le 27 triple sbagliate consecutivamente nella gara 7 contro gli Warriors). Anche con i cambi nel roster e con il rafforzamento delle contendenti al titolo, finché la squadra continuerà ad avere una personalità chiara potrà arrivare ad alti livelli.

Di fianco alle certezze, però, ci sono delle novità, sia negative che positive.

Il cambiamento più negativo tra la scorsa e la prossima annata è certamente la perdita di Trevor Ariza. Il veterano, finito a Phoenix nella free-agency, era il miglior difensore della squadra oltre che un giocatore adatto alle idee dell'allenatore. Con lui la difesa di tutta la squadra riusciva a salire di livello, ed è stata proprio questa capacità a portare Houston ad un centimetro dalle finals. Senza Ariza mancherà un tiratore, un uomo di personalità ed esperienza e, soprattutto, il perno difensivo del quintetto titolare. Riusciranno i Rockets a far sì che quest'assenza si senta poco?

Accanto ad una notizia negativa, però, ne è arrivata una positiva, ossia la trade che ha portato Marquese Chriss e Brandon Knight in Texas e ha spedito Ryan Anderson e De'Anthony Melton in Arizona. Più che per chi è arrivato, che rimane oro per allungare la panchina, la buona notizia per la franchigia è essere riusciti a liberarsi dell'ingombrante contratto di Anderson, che bloccava il salary cap della squadra inutilmente dato che ormai l'ala grande era fuori dai piani di D'Antoni.

E per ultima una novità che sembra più un punto di domanda. Questo punto di domanda ha un nome e un cognome: Carmelo Anthony. Se per giudicarlo prendiamo in considerazione il Melo di OKC la mossa è chiaramente un fallimento: poca difesa, pochi punti, basse percentuali. Se invece pensiamo che Houston è una piazza diversissima da Oklahoma City e ci rendiamo conto che Anthony verrà inserito in un contesto che può fargli bene, è oggettivo che l'affare diventerebbe un successo. Che parta dalla panchina o che parta in quintetto poco conta: se Carmelo è messo in un ambiente che gli infonde fiducia potrebbe tornare ad essere il killer di una volta. E chissà, forse l'aria ambiziosa e affamata di successi che si respira a Houston riuscirà a svegliare l'ex Knicks e a migliorarlo, anche a 34 anni.

Nuova, fresca e interessante: così potremmo descrivere Houston in 3 parole. In estate tutti si sono distratti ponendo l'attenzione su Boston, Los Angeles e Oakland. Però mai dire mai: i Rockets hanno appena iniziato, e non hanno intenzione di smettere proprio ora.

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