Utah Jazz

Donovan Mitchell: una normalità che lascia il segno!

La tranquillità mostrata dal rookie dei Jazz nei momenti topici sul parquet continua ad impressionare la NBA.

Gabriele Scaglione
19.04.2018 16:48

Molti sostengono che la corsa al titolo di Rookie of the Year sia già decisa da tempo, con il talento di Ben Simmons che appare sempre più vicino alla conquista dell'ambito riconoscimento. Quei molti però, probabilmente si sono dimenticati di ciò che ha fatto e soprattutto di ciò che sta continuando a fare Donovan Mitchell. A prescindere dalla conquista del ROY, trofeo che viene assegnato solo ed escluisivamente sulla base delle prestazioni fatte segnare durante la regular season, il nuovo idolo di Salt Lake City ha dimostrato di poter reggere il confronto con l'astro nascente dei Sixers.

In Gara2 del primo turno dei Playoffs, giocata e vinta sul campo degli Oklahoma City Thunder, il talento degli Utah Jazz ha fatto registrare una prestazione monstre da 28 punti, 6 rimbalzi e 2 assist. Questa performance, sommata a quella da 27 punti di Gara1, ha permesso al numero 45 dei Jazz di diventare la shooting guard più prolifica nelle prime due partite dei Playoffs nella storia della NBA.

Così facendo il 21enne ha scavalcato nientemeno che His Airness Michael Jordan che nel 1985 chiuse le due gare d'esordio della prima postseason della sua carriera con un totale di 53 punti (2 in meno di D-Spinda). D'altronde non si tratta certo del primo record stabilito da Mitchell; tuttavia ciò che impressiona di più non sono i suoi numeri, bensì la sua tranquillità e il suo carattere.

Il talento del Connecticut, infatti, compie giocate difficilissime con una semplicità estrema e dimostra di avere la mano ferma anche negli istanti più caldi della partita. Insomma, quando c'è da caricarsi la squadra sulle spalle Mitchell non si tira indietro e la calma con cui mette a segno tiri decisivi la dice lunga sulla fiducia nei propri mezzi che questo ragazzo possiede.

In Gara2 contro i Thunder, ad esempio, con 1.33 minuti sul cronometro dell'ultimo quarto e con il punteggio assolutamente in bilico, il numero 45 dei Jazz è andato a segno con una parabola dolcissima; un numero che ha chiuso la partita e che in quel particolare momento del match sarebbe stato difficile perfino per un giocatore esperto, figuriamoci per un rookie come lui.

Eppure, effettuandola con una naturalezza sensazionale per un giovane della sua età, Mitchell l'ha fatta sembrare una giocata quasi banale. Una prodezza bissata inoltre dalla continutà di rendimento del giovane prospetto, pronto a caricarsi sulle spalle il destino della propria squadra. Il giocatore nato a Greenwich, infatti, è stato fondamentale per i suoi in tutto il quarto periodo, quando, con OKC avanti di 10 lunghezze, ha messo a segno 7 punti consecutivi che hanno permesso a Utah di dimezzare lo svantaggio.

Insomma, nonostante il sistema di gioco dei Jazz privilegi il lavoro di squadra, il prodotto dell'Università di Louisville è riuscito comunque a far emergere la sua personalità e il suo apporto è stato fondamentale nella trionfante cavalcata Playoffs di una Utah che prima di Gennaio non si sarebbe nemmeno lontanamente sognata di poter disputare la postseason del 2018.

Eppure eccoci qua, con gli Jazz che hanno appena ribaltato il fattore campo nella serie con i Thunder e che ora credono come non mai in una Semifinale di Conference che ad inizio anno sembrava impensabile. Merito della squadra certo ma merito anche di un costante Donovan Mitchell, il rookie silenzioso, il rookie più letale.

 

 

 

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