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La provocazione di Scottie Pippen: LeBron James ha già superato Michael Jordan?

Antonello Brindisi
15.12.2017 18:28
Dopo l'ennesima prestazione altisonante messa a referto da LeBron James (25 punti, 12  rimbalzi, 12 assist, 2 palle rubate e 2 stoppate) nel corso della notte appena trascorsa, il Re ha riscritto ancora una volta le classifiche "All-time" della NBA. The Choosen One ha infatti raggiunto un'icona del passato come Larry Bird nelle triple doppie realizzate in carriera, riaprendo l'acceso dibattito attorno al proprio valore. Molto spesso infatti, il confronto tra l'attuale generazione NBA e le leggende del passato (in particolar modo con la generazione degli anni 90') ha provocato le proteste di una gran parte degli appassionati NBA, fermi sostenitori di una filosofia di gioco completamente diversa dall'attuale "modus operandi" della lega americana. Nonostante la grande opposizione mediatica, molti campioni del passato sono intervenuti in merito all'ostico argomento con l'intento di "smorzare" questo profondo solco generazionale che sembra dividere in due parti la storia della National Basketball Association. Tra le tante "voci fuori dal coro" spicca l'opinione di Scottie Pippen, autentica leggenda di quei Chicago Bulls che hanno trionfato sotto le gesta dell'inarrivabile Michael Jordan. Il sei volte campione NBA ha infatti espresso il proprio parere riguardo il  "testa a testa" tra "His Airness" e il fuoriclasse dei Cleveland Cavaliers, pronunciando un giudizio (del tutto personale) che ha subito preso i connotati di una vera e propria blasfemia:
"I numeri non mentono, LeBron è molto vicino ad eguagliare Michael, non ci sono dubbi. Molto probabilmente James non riuscirà mai ad eguagliare Jordan nel numero di titoli NBA e riconoscimenti personali ma se guardiamo le statistiche, lui è molto vicino. Se andiamo a vedere il lavoro svolto sul parquet, senza considerare solamente il fattore realizzativo, LeBron potrebbe addirittura aver superato Michael! Guardate la produzione di rimbalzi ed assist, è impressionante! Le mie parole molto probabilmente scateneranno un putiferio ma questa è la verità, non possiamo far finta di niente per una mera questione di rispetto."
Un parere eccellente, pronto a far discutere a lungo i tanti nostalgici dell'era Jordan. Come sottolineato dallo stesso Pippen, il numero ventitre dei Cavaliers non ha ancora raggiunto la quantità di successi ottenuti da "Sua Maestà" e, considerando la forte concorrenza dei Golden State Warriors, il tanto auspicato sorpasso potrebbe trasformarsi in un'autentica chimera. Per comprendere pienamente il pensiero dell'ex giocatore dei Bulls, bisogna quindi considerare il peso della rivoluzione tattica introdotta da LeBron James. Dal suo arrivo in NBA (prima scelta assoluta del Draft 2003), il Re ha infatti dimostrato un'incredibile duttilità nell'economia della partita, trasformandosi nel corso degli anni in un assoluto leader emotivo. Sotto questo aspetto, il paragone posto da Pippen sembra poter reggere il peso delle critiche: sia Jordan che James hanno condotto le rispettive squadre verso degli storici traguardi, pronti ad incidere il proprio nome nella storia con delle prestazioni leggendarie. A prescindere dal fervore mediatico tutt'ora in atto, non bisogna commettere il grave errore di limitare il genio cestistico messo in mostra con una mera contrapposizione statistica. Come spesso accade in una diatriba, "in medio stat virtus". La figura "divina" di Michael Jordan molto probabilmente è destinata a rappresentare per sempre "il cuore pulsante" di questo sport, ma i traguardi ottenuti da LeBron James hanno comunque lasciato un segno indelebile nella memoria delle "nuove leve".

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