Utah Jazz

Utah Jazz all'arrembaggio!

Matteo Panzettini
10.02.2018 14:02
In seguito all'uragano mediatico causato dalla trade deadline e a radicali cambiamenti apportati a molti roster delle franchigie NBA, l'attenzione degli appassionati di pallacanestro made in USA in queste ultime settimane è stata rivolta al di fuori del campo da gioco. Cosa sbagliata concettualmente, ma comprensibile vista la quantità di notizie così inaspettate ed in così poco tempo. Gli Utah Jazz dal 25 gennaio dell'anno corrente hanno disputato 8 partite, ottenendo altrettante vittorie: l'ultima sconfitta risale al 23 di gennaio in casa degli Atlanta Hawks.  Ciò che stupisce maggiormente del gioco della squadra ultimamente non è la difesa, come da molti pronosticato ad inizio stagione, ma un attacco che non fa prigionieri, con 113 punti di media segnati nelle ultime otto partite. Sia ben chiara una cosa: i Jazz non hanno cominciato a vincere e giocare un'ottima pallacanestro dal mese di febbraio e senza alcun motivo, ma il processo che ha portato la squadra ad un livello così alto persino per gli standard della Western Conference è dovuto a cause reali e ad un roster, una dirigenza e un allenatore di altissimo livello.

Lo scorso anno la squadra si è posizionata al quinto posto nella Western Conference, sotto i Clippers solamente per i risultati degli scontri diretti in favore dei losangelini (il record era 51-31 per entrambi). Il primo turno di playoffs ha visto la squadra di Salt Lake City vincente per 4 a 3 proprio contro la squadra di LA (gli innumerevoli infortuni, da parte di entrambe le squadre, sono stati fattori da considerare obbligatoriamente, citando Blake Griffin in primis).

Nel turno seguente Utah ha trovato una corazzata di nome Golden State Warriors: troppo superiori tecnicamente, fisicamente e mentalmente per una squadra senza ambizioni da titolo come i Jazz. Risultato netto che non necessita commenti: 4-0. In estate il giocatore più rappresentativo della franchigia decide di levare le tende da Salt Lake City e puntare all'anello: Gordon Hayward passa ai Boston Celtics. Insieme all'ambito free agent a lasciare la squadra sono George Hill, Boris Diaw e Shelvin Mack.

Ma bisogna andare avanti...

I punti di forza della squadra nelle ultime due stagioni sono molteplici, ma al primo posto vi è senza ombra di dubbio la difesa. Rudy Gobert può essere considerato uno dei migliori difensori nella protezione del ferro della lega, avente fisicità, altezza e una rapidità inusuale per un giocatore di 2 metri e 16 centimetri. Al termine dello scorso anno il centro francese è arrivato secondo in due importanti riconoscimenti: giocatore più migliorato e soprattutto difensore dell'anno.

Joe Ingles invece è stato definito de molti come la rivelazione dell'ultima parte di stagione, capace di portare punti con costanza nei momenti più delicati di una partita. L'ala proveniente dalla lontana Australia in carriera tira con il 41.4% da tre punti; quest'anno è arrivato al 44.8%... semplicemente impressionante.

Come detto in precedenza la squadra è sempre stata tra le migliori nella classifica dei punti concessi su 100 possessi agli avversari: questo è merito di una ottima organizzazione durante la fase difensiva, di ottimi giocatori per difendere nell'uno contro uno e soprattutto di uno fra gli allenatori più sottovalutati nel mondo NBA: Quin Snyder.                    Dal 2014 siede sulla panchina di Utah, con un record di 129 vittorie in 246 partite totali.

Il giocatore che però ha dato la scossa alla franchigia, ha preso in mano la squadra e si è addossato le responsabilità nei momenti più difficili ha un nome e cognome che nessuno sarebbe stato in grado di prevedere fino all'inizio di questa stagione: Donovan Mitchell. Il rookie proveniente da Louisville è un playmaker di 21 anni con personalità e talento invidiabili, toccando quota 40 punti in due partite.

A seguito all'infortunio di Ricky Rubio, playmaker titolare della squadra, Mitchell è diventato la prima arma offensiva dei Jazz, tirando con il 44.6% dal campo ed il 35.5% da tre, portando a casa 19,1 punti a partita. Per essere la prima stagione NBA questi dati sono semplicemente spaventosi, soprattutto considerando che è stato la tredicesima scelta all'ultimo draft...

Ciò che sorprende però delle otto vittorie di fila nelle ultime settimane è l'attacco e il totale dei punti segnati: 98 contro Detroit, 97 contro Toronto, 129 contro Golden State, 129 contro Phoenix, 120 contro San Antonio, 133 contro New Orleans, 92 contro Memphis, 106 contro Charlotte. L'ultima volta che gli Utah Jazz avevano segnato 133 punti in soli 4 quarti senza andare al supplementare Jerry Sloan era ancora allenatore.

Probabilmente con gli attuali giocatori non vi possono essere ambizioni da titolo, ma è chiaro come il livello del roster attuale è molto al di sopra delle aspettative di inizio anno. Un giovane candidato a rookie dell'anno come Mitchell, un Difensore con la "D" maiuscola come Gobert, un ala capace di tirare da tre punti con il 44.8% come Ingles promettono grandi cose in ottica presente e futura.

Nel mese di febbraio la squadra detiene statistiche di tutto rispetto in quanto a percentuali realizzative: il 52.9% dei tiri dal campo finisce per portare punti, e da tre punti si è arrivati al 46%. Follia! In seguito alla trade deadline i Jazz hanno ceduto Joe Johnson, ottimo veterano e buon realizzatore dalla panchina, e soprattutto Rodney Hood. Il venticinquenne sta vivendo probabilmente la migliore stagione della carriera, come dimostrano i 48 punti nelle ultime due partite con Utah in uscita dalla panchina.

Come rimpiazzo ai Jazz sono arrivati Jae Crowder e Derrick Rose dai Cleveland Cavaliers. Crowder non è mai riuscito a fornire ai Cavs il quantitativo di energia, punti e presenza difensiva che forniva ai Celtics la stagione passata (probabilmente dovuto alla scarsa attitudine a difendere di  Cleveland della stagione corrente).

Un giocatore di sistema come lui potrebbe trovarsi a meraviglia in una squadra ben organizzata, dove tutti sono al corrente di cosa devono portare alla squadra dai punti di vista offensivi e difensivi. I motivi per ben sperare a Utah aumentano con il proseguimento della stagione, e chissà che i Jazz non riescano a sorprenderci ulteriormente...

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