Story of the Game

Quella stagione senza Jordan, attraverso gli occhi di Pippen e Jackson

22.05.2014 20:54
Esattamente vent'anni dopo, riviviamo attraverso gli occhi di due assoluti protagonisti, Scottie Pippen e Phil Jackson, la stagione 1993-94 in cui i Bulls furono orfani di Michael Jordan, ma ciò nonostante riuscirono a vincere 55 partite di regular season e Pippen dimostrò tutte le sue qualità e il suo valore, consacrandosi come la star del team. ... i Chicago Bulls erano in cima al mondo del basket ... Guidati da Michael Jordan e Scottie Pippen, entrambi all'apice delle loro straordinarie carriere, Chicago era diventata la terza franchigia nella storia della NBA a centrare il three-peat. Il quarto anello consecutivo sembrava inevitabile con il duo Hall of Fame in campo, ma poi ... ... pochi giorni prima del training camp che avrebbe aperto la stagione 1993-94, Jordan all'età di 30 anni, decise di allontanarsi dai campi. Quando lo annunciò al Berto Center, casa dei Bulls, i suoi compagni di squadra, incluso Pippen, rimasero scioccati.
"Eravamo tutti sconcertati dalla decisione di Michael. Ma dovevamo guardare avanti. Dovevamo trovare alcuni ragazzi per sostituirlo, ma era impossibile. Quei ragazzi però dimostrarono grande determinazione."

Phil Jackson

Jackson che guidò Chicago a 6 titoli NBA nelle sue 9 stagioni da head-coach, su insistenza del presidente Jerry Reinsdorf incontrò Jordan per essere certi della decisione di quel ragazzo che già aveva portato a casa 3 premi MVP. La sua decisione di lasciare fu irremovibile.
"Fu abbastanza scioccante, e guardando indietro fu troppo commovente. Ci colse di sorpresa, ma non cambiò nulla in termini di ciò che dovevamo fare come giocatori. Ci concentrammo sulla preparazione della nuova stagione. Il ritiro di Michael ci diede un opportunità di dimostrare che eravamo ancora una buona squadra."

Scottie Pippen

Parecchi giocatori del three-peat erano ancora a bordo, tra cui B.J. Armstrong, Bill Cartwright e Horace Grant, mentre i nuovi arrivati Toni Kukoc, Steve Kerr e Bill Wennington, così come Luc Longley ottenuto nel mese di febbraio tramite trade (con Stacey King), furono aggiunti al mix.
"Finì per essere un roster molto diverso da quello con cui avevamo vinto, ma il sistema di gioco facilitò l'integrazione dei nuovi giocatori. La difesa continuò ad essere uno dei nostri punti di forza."

Scottie Pippen

Pippen era determinato come sempre. Voleva dimostrare che la vita sarebbe andata avanti anche senza Jordan, che intanto firmò con i Chicago White Sox di baseball. Tuttavia la partenza stagionale fu terribile, soprattutto perché il numero 33 dei Bulls saltò 10 delle prime 12 gare per un infortunio alla caviglia. Chicago era solo 5-7 quando Pippen tornò in campo il 30 novembre. E non appena rimise piede in campo, volle dare un segnale forte: 29 punti, 11 rimbalzi e 6 assist nella vittoria su Phoenix. Chicago alla fine riuscì a vincere 30 delle 35 partite prima della pausa dell'All-Star Game. Fu proprio in quell'NBA All-Star Game di Minneapolis, che Pippen affiancato dai compagni di squadra Armstrong e Grant, e con le sue memorabili Nike rosse, rubò la scena, chiudendo con 29 punti, 11 rimbalzi e 4 palle rubate ed ottenne il premio di MVP. Con l'NBA All-First Team e l'All-Defensive First Team, Pippen incorò la miglior stagione della sua carriera, chiudendo all'ottavo posto nel punteggio (22.0), 23esimo al rimbalzo (8.7), 19esimo negli assist (5.6) e secondo nelle palle rubate (2.93).
"Tutti lavorarono sodo, e Scottie fu un leader incredibile quell'anno. Probabilmente meritava il premio di MVP. Fu un anno in cui mostrò tutte le sue qualità."

Phil Jackson

Pippen arrivò terzo nelle votazioni del premio MVP di regular season, alle spalle di Hakeem Olajuwon e David Robinon, ma poco importava a Pippen e ai Bulls, che non erano interessati ad ottenere premi individuali, ma ad un altro titolo NBA. Il numero 33 dei Chicago Bulls trascinò la franchigia ad un record di 55-27, mostrando un gioco che nessuno pensò potesse raggiungere senza il supporto del numero 23. Come iniziarono i playoffs del 1994, Chicago al primo turno spazzò via con una certa nonchalance i Cleveland Cavaliers con un netto 3-0. Poi, per il quarto anno consecutivo ad attenderli ci furono i New York Knicks. Patrick Ewing e i Knicks vinsero le prime due partite giocate al Madison Square Garden, ma i Bulls restituirono il favore con un paio di vittorie allo Chicago Stadium, pareggiando la serie 2-2. Gli ultimi 2.1 secondi di gara-5 segnarono la disfatta di Pippen, a cui venne fischiato uno dei falli più dibattuti nella storia del team, su Hubert Davis. Serie sul 2-3 e tutti a Chicago per gara-6, che diede l'opportunità a Pippen di potersi riscattare immediatamente. Infatti quella partita fu caratterizzata dal suo leggendario dunk in transizione su Ewing e dal nuovo pareggio Bulls, 3-3. Alla fine però furono i Knicks a passare il turno. Ewing e compagni sconfissero la quinta testa di serie Indiana Pacers nella finale di conference, prima di cedere in 7 gare dinnanzi ai nuovi campioni NBA degli Houston Rockets.
"Fu una delle mie migliori stagioni. Non fu una stagione di successo, come volevamo, ma apprezzai il team e amai i miei compagni di squadra. Apprezai la mia crescita come giocatore, così come il ruolo di leadership che mi affidarono. Fu la prima volta che ero la star principale del team, e non avevo avuto l'opportunità nei primi tre anni perché c'era Michael. Ma allontanandosi un po' mi diede lo spazio per crescere e quando tornò mi diede l'opportunità di stare accanto a lui... invece di stare sotto di lui."

Scottie Pippen

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